Crisi, Monti-Barroso: più crescita con competitività

BRUXELLES – Mentre la politica europea resta appesa alle presidenziali francesi del 6 maggio, che potrebbero incoronare all’Eliseo il socialista Francois Hollande scompaginando l’asse franco-tedesco, il premier italiano continua ad esercitare il ruolo di grande tessitore. In un incontro con il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, durato più del previsto (oltre un’ora), Monti ha rafforzato l’asse tra Roma e Bruxelles sulla strategia per la crescita in Europa concordandone il rilancio attraverso più competitività e non più debito, privilegiando quindi ”investimenti mirati” da sostenere con project-bond e ricapitalizzazione della Bei, e su un ulteriore sviluppo del mercato unico.
L’idea del premier italiano di una politica che combina il consolidamento fiscale con politiche di sviluppo e occupazione trova dunque un forte alleato nella Commissione Ue e nella sua strategia per la crescita, detta ‘Europa 2020’.
– Abbiamo concordato che il rilancio della crescita deve avvenire attraverso un impegno senza tregua per il miglioramento della competitività e non attraverso un ulteriore indebitamento – hanno dichiarato i due leader, al termine del lungo faccia a faccia -. Il consolidamento fiscale deve dunque procedere assieme a investimenti mirati per aumentare la competitività e al tempo stesso contribuire a rilanciare la domanda nel breve termine.
Nel testo non vengono citati, ma lo strumento a cui si sta lavorando per sostenere gli investimenti in una situazione in cui la maggioranza dei governi non ha i margini di manovra necessari, sono i ‘project-bond’, ribattezzati ‘growth bond’.
– Sono un elemento chiave per mobilitare risorse private su progetti che possono dare i loro frutti a medio e lungo termine’ – spiega Barroso. La Commissione ha presentato in ottobre una proposta al Consiglio e all’Europarlamento, che cominceranno a discuterne insieme il 7 maggio prossimo.
– La palla è adesso nel loro campo – spiega la portavoce Pia Ahrenkilde. I project bond vanno a braccetto con la ricapitalizzazione della Bei, la banca europea degli investimenti. Bruxelles la sostiene, ma la decisione è dei 27 stati membri che ne sono gli azionisti. Il dibattito riguarda un aumento di 10 miliardi di euro che permetterebbe una capacità di prestito per 60 miliardi, che attiverebbe a sua volta investimenti per 180 miliardi.
Monti e Barroso  hanno parlato la stessa lingua anche sulla necessità di ”sviluppare ulteriormente” il mercato unico, che ”è il mezzo più importante per la promozione della crescita e dell’impiego a livello europeo, e di rafforzare l’applicazione delle sue regole”. Per Roma e Bruxelles, ”ci devono essere dei progressi accelerati e più efficaci nei settori dell’economia digitale, dell’energia e dei servizi”. Molti di questi temi sono contenuti nella lettera dei 12 leader che su iniziativa dell’Italia è stata inviata nel febbraio scorso a Barroso e al presidente del Consiglio Herman van Rompuy. Francia e Germania non l’hanno firmata, ma le posizioni si stanno evolvendo e la loro firma potrebbe aggiungersi prima del Vertice informale di inizio giugno, che van Rompuy non esclude di convocare.
La cancelliera Angela Merkel sta uscendo dalle secche rigoriste e da Berlino ha assicurato che lavorerà ”bene insieme” al futuro presidente francese, chiunque esca vincitore dal ballottaggio tra Sarkozy e Hollande, perchè lo richiede ”la responsabilità di entrambi i nostri Paesi”. Monti e Barroso continueranno da parte loro a lavorare insieme. Un nuovo incontro è già previsto per il 15 maggio, giorno in cui il premier dovrà tornare a Bruxelles nelle vesti di ministro dell’Economia per il consiglio Ecofin.

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