Bombe e granate contro i cristiani: 21 morti tra Kenya e Nigeria

ROMA – Ancora una strage di cristiani in Africa. Due attentati terroristici in Nigeria e in Kenya contro fedeli raccolti in preghiera durante la messa della domenica hanno causato la morte di almeno 21 persone e il ferimento di numerose altre, tra cui due bambini.

Strage a Kano
A Kano, nel nord della Nigeria, teatro negli ultimi mesi di sanguinosi attacchi contro la minoranza cristiana da parte dei ‘talebani nigeriani’ di Boko Haram, un commando armato è giunto a bordo di motociclette all’interno dell’Università Bayero ed ha aperto il fuoco sui fedeli a messa all’interno del campus. I miliziani hanno prima lanciato alcune bombe artigianali all’interno del teatro usato dai cristiani per celebrare le funzioni religiose e poi hanno aperto il fuoco sulla folla che cercava di mettersi al riparo. “Le esplosioni, almeno tre, e gli spari sono andati avanti per oltre 30 minuti” ha raccontato uno studente. Il bilancio è di 20 morti e decine di feriti gravi. Il portavoce dell’Università, Mustapha Zahradeen, ha detto che tra le vittime ci sono anche 2 docenti. Polizia ed esercito hanno circondato l’Università e prestato soccorso ai feriti. La strage non è stata ancora rivendicata ma Kano è stata teatro in passato di sanguinosi attentati compiuti dai fondamentalisti di Boko Haram, che mirano ad instaurare la sharia in tutta la Nigeria e che rivendicarono gli attacchi durante la messa di Natale del 2010 in 2 chiese cristiane a Jos e la strage alla sede dell’Onu di Abuja del 2011.

1 morto a Nairobi
A Nairobi, invece, una granata è stata lanciata all’interno di una chiesa della congregazione ‘Casa dei miracoli di Dio’, nel quartiere popolare di Ngara, a nord-ovest della capitale, poco prima dell’inizio della messa. Il bilancio è di un morto e una decina di feriti, tra cui due bambini. All’interno della chiesa “c’è sangue ovunque’’, ha raccontato un testimone. Anche in questo caso non c’è ancora una rivendicazione ma non ci sarebbero dubbi sulla matrice terroristica, secondo la polizia locale. Qualche giorno fa, l’ambasciata americana a Nairobi ha diffuso un allarme su possibili attentati da parte degli shabaab, i miliziani islamici somali, in ritorsione per l’offensiva dell’esercito keniota oltre il confine somalo.

Condanna italiana
Immediata e unanime la condanna per la domenica di sangue. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha espresso “profondo cordoglio’’ per la strage. “Basta eccidi atroci e barbari. La difesa della libertà di religione è una priorità assoluta per l’Italia’’, ha detto Terzi, che ha sollecitato un “sempre maggiore impegno della comunità internazionale’’. Da Bruxelles, l’Ue ha condannato “senza riserve” gli atti di terrorismo.

Le violenze contro i cristiani nel mondo: la mappa
ROMA – Gli attacchi di ieri in Kenya e Nigeria sono gli ultimi episodi di una crescente intolleranza e discriminazione religiosa contro i cristiani ed i loro luoghi di culto in Africa, Medio Oriente e Asia.
EGITTO: Ancora fresca nella memoria è la strage avvenuta vicino Luxor il 7 gennaio 2010, in occasione della Natività copta, quando i fedeli che uscivano dalla messa di mezzanotte furono aggrediti da un islamico armato, che uccise sei persone. IRAQ: I luoghi di culto a Baghdad, Mossul e Kirkuk sono stati bersaglio di ripetuti attacchi terroristici. Migliaia di cristiani hanno lasciato il paese per timore di violenze. PAKISTAN: La comunità cristiana è ancora scossa dalla condanna a morte di Asia Bibi, la madre di 5 figli accusata di blasfemia. INDIA: Nell’Orissa i cristiani denunciano un clima di terrore e minacce. Nonostante la Costituzione indiana garantisca il diritto alla libertà religiosa, a livello locale resistono leggi che puniscono la conversione al cristianesimo. – NIGERIA: Nella città di Jos le violenze sono costate la vita a centinaia di persone. La nazione ha una popolazione stimata di oltre 150 milioni di abitanti, equamente suddivisi tra cristiani, al sud, e musulmani, al nord. FILIPPINE: Si registrano attacchi contro chiese cattoliche sull’isola di Jolo, una roccaforte del movimento islamico Abu Sayyaf, legato ad Al Qaeda.