Bossi ci ripensa: «Io segretario per l’unità»

ROMA – La partita per la guida della Lega Nord si riapre. L’annuncio di Umberto Bossi di volersi ricandidare alla segreteria del Carroccio desta ‘’sorpresa’’ in Roberto Maroni e torna a dividere il partito.
I maroniani invocano la assoluta sovranità del congresso di fine giugno nel decidere il leader Carroccio. I cerchisti si risollevano dopo le batoste delle ultime settimane e celebrano il ritorno in campo del loro ‘’condottiero’’.
Il ‘capo’, al termine del ‘Lega Unita Day’ di Zanica, annuncia di essere pronto a guidare ancora il partito ‘’per la gente’’ e ‘’per l’unità del partito’’. Maroni incassa in silenzio; poi all’una di notte commenta su facebook:
‘’Peccato che la dichiarazione (a sorpresa) di Bossi abbia consentito ai giornalisti – scrive l’ex ministro – di mettere in secondo piano la protesta fiscale’’.
Insomma, colpa dei giornalisti. Ma – prosegue – ‘’la battaglia continua, in tutti i sensi …’’. Nessuno tra i maroniani si azzarda anche solo a pronunciare una parola contro il senatur. Se non altro per un debito di riconoscenza nei suoi confronti, perchè ‘’la Lega c’è ed ha vissuto di Bossi e grazie a Bossi – spiega Matteo Salvino – ma di Bossi e su Bossi non possono vivere deputati o funzionari’’. Insomma, per i maroniani è ora di cambiare guida, magari passando il testimone a Maroni. E’ questo il pensiero, per lungo tempo taciuto in una parte del movimento per paura di peccare di lesa maestà nei confronti di Bossi. Ora il ‘ribelle’ Flavio Tosi lo esplicita.
– La sua ricandidatura non me l’aspettavo – dice il sindaco di Verona – E francamente la ritengo inopportuna e improbabile. Ognuno è libero di candidarsi – spiega Tosi – Saranno i militanti a decidere se il segretario sarà ancora lui o qualcun altro. Naturalmente il sottoscritto si augura che sia Roberto Maroni.
I maroniani sottolineano che nulla è già deciso, che ‘’il congresso è sovrano’’ e che ‘’la gente deciderà ‘’. Anche Roberto Calderoli ‘ridimensiona’ le parole di Bossi:
– Ha detto si ricandida se lo richiede l’unità del movimento e anche che è pronto a lasciare spazio al nuovo e ai nuovi, e che lui non si ricandida.
Bobo incassa anche la ‘quasi-benedizione’ del governatore veneto Luca Zaia che rinvia il ‘problema’ al congresso federale. Chissà però se proprio l’ex ministro dell’Agricoltura non possa trasformarsi in una alternativa, capace di compattare maroniani e cerchisti e salvare il partito dalle lotte interne. Intanto, i ‘cerchisti’ affilano le armi. Dopo le parole di Bossi parte un fuoco di dichiarazioni di sostegno al leader leghista.
Alessandro Montagnoli definisce la ‘’ricandidatura di Bossi la soluzione migliore’’. Per Paola Goisis il senatur è ‘’l’unico segretario federale’’ possibile. Alessandro Valli aspetta solo che ‘’il congresso suggelli questa decisione’’. Sulla stessa linea Giacomo Chiappori e Angelo Alessandri. E’ il segno che i ‘cerchisti’ non sono morti, ma pronti a dar battaglia ai ‘maroniani’ al congresso. Sì, perchè al di là delle parole di circostanza e gli inviti dell’una e dell’altra parte all’unità, la guerra tra le due fazioni è accesissima.
Lo scossone dell’inchiesta giudiziaria ha evidenziato le divisioni tra i ‘lumbard’. In disparte restano i ‘bossiani’. Si tratta di quei parlamentari vicini a Bossi per legami personali e ‘antichi’. Tra questi c’è Roberto Castelli, soltanto sfiorato dall’inchiesta da cui è uscito bene. Il senatore considera preferibile ‘’presentarsi con una candidatura unica al congresso per garantire l’unità del partito’’, anche perchè ‘’le correnti sono una cosa che non appartiene’’ al Carroccio. Castelli va anche oltre: la decisione di Bossi potrebbe essere stata ‘’concordata con il triumvirato’’.