Urru: 30 milioni di euro il riscatto chiesto dal Mujao

Pubblicato il 02 maggio 2012 da redazione

TUNISI – Trenta milioni di euro per il rilascio di Rossella Urru e della cooperante spagnola Ainhoa Fernández de Rincón. Proprio nel giorno in cui alcuni quotidiani algerini, con tempistica sorprendente, attaccavano con decisione i miliziani del Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa occidentale per il rapimento di sette diplomatici di Algeri, un portavoce del Mujao, alla France Presse, ha dettato le condizioni per il rilascio, oltre che degli ostaggi algerini, anche della cooperante italiana rapita il 23 ottobre in un campo saharaoui, e della spagnola. Sono richieste pesanti: oltre ai trenta milioni di euro per liberare Rossella e Ainhoa altri quindici sono stati chiesti per il console generale algerino di Gao e i suoi sei collaboratori. Una richiesta che, nel caso della cooperante italiana e della sua collega spagnola (lavoravano per due diverse ong nel Sahara Occidentale), gela l’ottimismo che si era fatto strada nelle ultime settimane, quando la totale assenza di notizie aveva fatto sperare che la trattativa stesse andando avanti. Evidentemente così non è e l’enorme riscatto richiesto rischia di fare impantanare la trattativa e di allungare i tempi. Una richiesta che peraltro deve essere anche interpretata, perché chi regge veramente le fila del Mujao sta conducendo una partita delicata, ma sapendo di potere reggere il gioco su più tavoli. Il fatto che abbia chiesto trenta milioni per il rilascio solo di Rossella Urru e di Ainhoa Fernández de Rincón e non anche del secondo cooperante spagnolo, Enric Gonyacons, inserisce un elemento di novità nella trattativa poiché questa scelta appare spiegabile solo se si pensa che, in questo modo, il Mujao intende aumentare la pressione su Roma e Madrid, che hanno detto da sempre di non voler trattare. Non menzionare poi il terzo ostaggio è un ulteriore elemento di incertezza, che i miliziani hanno inteso inserire. Resta poi da capire dove i tre ostaggi (sempre che siano ancora insieme) siano tenuti prigionieri. Rapiti nel sud dell’Algeria, potrebbero essere ovunque anche se il nord del Mali, “liberato” da tuareg e jihadisti insieme, sarebbe oggi il luogo ideale. Sempre che non abbia un minimo di fondatezza – dovuta più che altro ai rapporti tra il Mujao e Boko Aram – la voce che siano stati portati in qualche luogo sicuro in Nigeria. Molto più decrittabile la richiesta fatta dal Movimento per l’unità e la jihad nell’Africa occidentale per rilasciare i sette diplomatici algerini perché, oltre al denaro, pretende anche la liberazione di molti guerriglieri islamici, in Algeria così come in Mauritania. Nouackchott potrebbe essere più disponibile a entrare positivamente nella trattativa poiché le si chiede di liberare due saharaoui, pedine marginali nel gioco del terrorismo nel Sahel. Ma l’Algeria non intende nemmeno parlare perché, se accettasse di scarcerare i molti terroristi (alcuni condannati all’ergastolo o a morte) che il Mujao vorrebbe vedere liberi, perderebbe la faccia, lei che viene ritenuta potenza regionale e capofila nella lotta agli jihadisti. E, poi, mai accetterebbe di farlo ora che le elezioni legislative sono vicine e dove il tema della sicurezza è uno dei più caldi, anche perché di attentati ce ne sono quasi quotidianamente. La sensazione è che la vera richiesta del Mujao sia quella economica, solo apparentemente una subordinata rispetto alla liberazione degli jihaisti, ma la sola praticabile.

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