Genova, svelato busto di Simón Bolívar

CARACAS – Dopo aver svelato a febbraio un busto di Simón Bolívar nel capoluogo lombardo, il Console generale del Venezuela a Milano, Gian Carlo Di Martino ha bissato in Liguria presentando al pubblico di Genova la statua del Libertador fresca di ristrutturazione. Una reinaugurazione fortemente voluta dal Consolato venezuelano – che si è incaricato del restauro – ma anche dal Comune di Genova, che e si è detto disposto a realizzare i lavori di mantenimento che il monumento richiederà in futuro.

Il busto in marmo dell’eroe latinoamericano – realizzato da un artista di Massa Carrara, in Toscana – si trova nei “Giardini Simon Bolivar” di Genova-Quarto: 239 metri quadrati con sette spazi floreali donati al Comune nel 1987 dal Venezuela e da un gruppo di imprenditori italo-venezuelani. “La mia ambizione è la felicità del Venezuela e di tutta l’America, se fosse possibile”, si legge sulla targa dell’opera.

All’evento erano presenti Gladys Urbaneja, Ambasciatrice del Venezuela alla Fao; il Sindaco di Genova, Marta Vincenzi; rappresentanti di organizzazioni quali como ‘Casa America’, ‘ Mela di Vetro’, ‘Asociación de Venezolanos’, ‘Asociación de Mujeres Venezolanas en Génova’.

Dopo gli inni nazionali di Italia e Venezuela, il primo cittadino del capoluogo genovese ha sottolineato l’importanza di restaurare il busto di un visionario come Simón Bolívar, universalmente noto per il suo decisivo contributo all’indipendenza di numerosi Paesi sudamericani (oltre alla sua patria, Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama e Perù).
– Già all’inizio dell’Ottocento – ha ricordato Vincenzi – Bolívar parlava di integrazione, relazioni paritarie tra Paesi al posto di un gruppo di Paesi dominanti che schiacciano gli altri. Quante cose orribili non avremmo dovuto vivere dopo la sua morte se avessimo seguito le idee che stavano alla base delle sue azioni –  ha commentato -. Spero che in questo nuovo svegliarsi dei popoli ci siano molti Simón Bolívar.

L’ambasciatrice Onu Gladys Urbaneja, nel suo intervento, ha spiegato come i processi d’integrazione dell’Alleanza bolivariana dei popoli della Nostra America (Alba), così come qualli portati avanti da organismi quali Unasur e Celac, costituiscano una nuova tappa di liberazione dai meccanismi d’esclusione e sfruttamento che storicamente hanno caratterizzato la relazione del Venezuela e dell’America latina con i Paesi più sviluppati.

– I venezuelani stanno ripagando adeguatamente gli sforzi compiuti dal Libertador e dagli altri eroi dell’indipendenza latinoamericana – ha dichiarato -. Le forze collettive di organizzazione sono la maggior espressione del potere di trasformazione sociale e di partecipazione politica nell’attuale percorso istituzionale del Venezuela.

Il Console Di Martino ha ricordato la figura storica di Simón Bolívar (“ha combattuto 472 battaglie, liberato sei nazioni, governato cinque Paesi, percorso con il suo esercito due volte la distanza coperta da Carlo Magno e tre volte quella di Annibale”) ricordando, come lo ha recentemente fatto la BBC di Londra definendolo “l’americano più importante del XIX secolo”, che “l’esercito che comandava non ha mai conquistato, ha solo liberato”.

– La sua lotta continua con i progetti del governo bolivariano con alla testa il Presidente Hugo Chávez – ha commentato – che come il Libertador non si è mai stancato di perseguire l’unione tra i nostri popoli americani. Il processo rivoluzionario che si sviluppa in Venezuela è ispirato a Simón Bolívar, a questo visionario che al Congresso di Angostura affermava che ‘il sistema di governo più perfetto è quello che produce la massima somma possibile di felicità, sicurezza sociale e stabilità politica. Oggi – ha concluso – posso dire con orgoglio che questo pensiero in Venezuela diventa realtà.
Ad ospitare monumenti dedicati a Simón Bolívar, già le città di Roma, Napoli, Milano e L’aquila. Le piazze che portano il suo nome sono sparse in tutto il mondo: dall’America latina all’Egitto, dagli Stati Uniti all’Iran, oltre a vari Paesi europei quali Spagna, francia, Inghilterra e, ovviamente, Italia.

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