Berlusconi: «Con Monti fino alle riforme»

MONZA – Il pdl continuerà a sostenere i provvedimenti del governo Monti “fino a quando sarà necessario per concludere le riforme”: Silvio Berlusconi nel suo unico appuntamento elettorale in Lombardia ha cercato di spiegare ai suoi il perchè ha detto sì al governo dei tecnici, anzi a quello che lui chiama “il governo provvisorio”. Però avvisa di non tirare la corda.
– Non potremo continuare ad essere qui a sostenere i provvedimenti il governo – dice – se i provvedimenti che chiederà al Parlamento saranno difformi da quello che riteniamo il bene comune. Ci prenderemo la possibilità di intervenire criticamente nei confronti di ciascun provvedimento.
Un ‘avviso’, quello di voler decidere di volta in volta l’atteggiamento parlamentare, che qualcuno traduce con l’appoggio esterno ma che – non vedendo il Pdl presente al governo con propri ministri – viene interpretato più realisticamente come una voglia di mani libere che l’ex premier, nei suoi sfoghi, ventila sempre più spesso.
– D’altronde le tasse sono alte e se si gravano di tasse i cittadini, a partire da quelle sulla casa, si toglie fiducia e la fiducia – sottolinea Berlusconi – è il primo fattore di sviluppo.
Quella di oggi è stata una passeggiata in centro (con qualche sporadico contestatore e grida di ‘Silvio, Silvio’ in risposta). L’ex presidente del consiglio ha voluto al suo fianco il candidato sindaco Andrea Mandelli e per la strada ha anche dato la mano all’attuale sindaco, il leghista Mario Mariani. Con la Lega d’altronde “non abbiamo mai rotto” rilancia, anche se alle amministrative si va separati.
– Sono sempre stato in contatto sia con Bossi sia con Maroni – ricorda – e non c’è una frattura fra noi. Nella lega esisteva un dissenso sul sostegno a questo governo e devo dire che alcune ragioni fondate la Lega le aveva.
Però l’occasione di sedersi con la sinistra al tavolo delle riforme per rendere l’Italia moderna e governabile era “una opportunità da non far cadere” che ha già portato a un risultato positivo, cioè “l’accordo con la sinistra sul fatto che sia un solo ramo del parlamento ad approvare le leggi e che il presidente del consiglio possa nominare o revocare un ministro”. Berlusconi guarda infine alla prossima tornata elettorale. Ma lo fa con un certo distacco non riconoscendogli un valore politico “perchè – sottolinea – nel paese c’è una grandissima maggioranza di cittadini confusa che non sa per chi o cosa votare o se valga la pena di votare”. Lui parla del “festival dell’antipolitica” e ricorda che “ per la democrazia e per governare il Paese non c’è che la politica”.