Draghi: « Crescita dell’Ue priorità, Italia sulla strada giusta»

BARCELLONA – Aumentano le incertezze sullo scenario di ripresa dell’Eurozona, e dunque la crescita va rimessa al centro del dibattito europeo: ma tocca ai governi con maggiore ambizione nelle riforme strutturali, pur nella cornice europea di un ‘patto per la crescita’ simile al ‘patto di bilancio’ che disciplina i conti pubblici. In una Barcellona blindata dalle forze dell’ordine per il consiglio della Bce, fra le proteste di lavoratori e studenti contro i tagli del governo spagnolo, Draghi loda i progressi fatti da Italia e Spagna, i due Paesi che costituiscono il fronte principale d’attacco dei mercati.

– L’Italia – ha detto Draghi – ha raggiunto progressi notevoli, il governo Monti è sulla strada giusta e merita di essere incoraggiato nei suoi forzi.

‘’Piena fiducia’’ della Bce sulle misure che verranno prese dall’esecutivo spagnolo retto da Mariano Rajoy, con cui Draghi e gli altri governatori della Bce sono stati ieri a cena assieme al ministro delle Finanze Luis de Guindos, che ha sostanzialmente confermato la creazione di una ‘bad bank’ cui trasferire gli asset tossici delle banche.

Poco prima Draghi aveva spronato la Spagna ad ‘’affrontare’’ il problema delle banche.

– I banchieri dell’Eurotower hanno preso atto – spiega Draghi – che gli ultimi dati economici sottolineano un’incertezza prevalente.

E anche guardando avanti, sulla ripresa graduale attesa nel corso dell’anno gravano ‘’rischi al ribasso’’. Uno scenario che rende ‘’prematuro’’ parlare di ‘exit strategy’ dalle misure anti-crisi: la Bce ieri ha lasciato i tassi all’1% senza far intravedere un rialzo ma neanche un taglio, visto che la politica monetaria è ‘’accomodante’’ – spiega Draghi – così com’è. Rischi e incertezze, dunque, che spingono Draghi a tornare sul ‘’patto per la crescita’’ in Europa, auspicato la scorsa settimana.

– Dobbiamo rimettere la crescita al centro dell’agenda politica – spiega – ma senza alcuna contraddizione fra un patto per la crescita e un patto di bilancio. Significa – commenta Draghi – innanzitutto che occorre contrastare il freno alla crescita dovuto alle necessarie strette di bilancio con le riforme strutturali, su cui vi sono progressi ma molti governi devono essere piú ambiziosi.

La lista delle riforme che Draghi chiede è lunga: si parte dal mercato dei prodotti, occorre aumentare la concorrenza e dunque liberalizzazioni. E poi c’è il mercato del lavoro, che Draghi chiede di riformare con ‘’flessibilità, mobilità, equità’’ perchà oggi è un mercato ‘’sbilanciato contro i giovani’’, e con un’assicurazione per chi resta senza occupazione. Riforme strutturali che ‘’sono compito dei governi nazionali’’, avverte l’ex governatore di Bankitalia allontanando dalla Bce l’onere di nuovi interventi.

– Ma a differenza di 10 anni fa – insiste Draghi – oggi per fare queste riforme serve una disciplina comune europea, non dissimile da quella fatta per il monitoraggio dei bilanci a livello europeo.

Draghi, poi, si sofferma su ‘’quello che possiamo fare nell’area euro per creare occupazione aumentando gli investimenti in infrastrutture: vi sono molte proposte, fra cui un rilancio dell’azione della Banca europea degli investimenti’’, e ‘’ridirigere i fondi Ue verso aree a basso reddito’’. Proprio in funzione degli investimenti, Draghi ribadisce che ‘’è certo molto meglio risanare i bilanci pubblici attraverso tagli di spesa che aumenti di tasse’’, e soprattutto ‘’occorre ridurre la spesa corrente, non quella in investimenti’’. Ma soprattutto, occorre ‘’specificare un percorso per l’euro, cosa vogliamo essere fra 10 anni’’. Ritrovare la visione che c’era negli anni ‘90 e che ha portato alla creazione dell’euro. Se l’Europa vuole un’unione fiscale, allora ‘’dobbiamo accettare la delega di sovranità fiscale dai governi nazionali’’ all’Europa. Ma non si può cominciare da una ‘transfer union’ che vede alcuni Paesi pagare per altri: piuttosto – suggerisce appunto Draghi – ‘’con il fiscal compact’’. Chissà se il ragionamento arriva fino agli studenti che marciano in piazza:

– Li capisco molto bene – spiega Draghi – ma la risposta che possiamo dare è che le politiche adottate siano quelle giuste.