Il progetto del Pdl: una confederazione di moderati con ‘chi ci sta’

ROMA – ‘’Fino ai ballottaggi non succederà nulla nel Pdl’’, assicura un esponente azzurro che quotidianamente sonda gli umori di palazzo Grazioli. Continueranno, sì, le polemiche tra i ‘governicidi’ e chi difende lo ‘status quo’, qualcuno alzerà il tiro e i toni, ma non si prevedono ‘’rivoluzioni’’. Silvio Berlusconi, raccontano, vuole prendere tempo fino al 21 maggio e non ha intenzione di ‘mettere carne sul fuoco’ in anticipo, visto il clima già arroventato con mezzo partito insofferente verso il governo Monti.

Capisco i malumori ma non possiamo permetterci altro, sarebbe stato il ragionamento fatto ai suoi. Appena chiuse le urne del secondo turno, infatti, spetterà forse a un Ufficio di presidenza tirare le somme e rilanciare. La ‘base’ attende da tempo un ‘colpo d’alà dal suo leader ed è stanca di rinvii. Lo stato maggiore teme di perdere il posto, le voci sulle dimissioni di Angelino Alfano non si placano.

Cosa pensi il Cavaliere è difficile saperlo. Ma chi ha avuto modo di sentirlo assicura che ‘’ha in mente una precisa proposta politica e certamente qualcosa di nuovo tirerà fuori al momento opportuno’’. Non a caso Daniela Santanché parla di un ‘’big bang’’ subito dopo il voto.

L’idea base, dicono, è quella di una Confederazione dei moderati, sul modello francese, con chi ci sta (dall’Udc a ‘Italia Futura’ di Luca Cordero di Montezemolo), ma il problema ‘’è come riempirla di contenuti’’. Per questo, l’attenzione si concentrerà sempre più sul Terzo Polo, in frantumi alle amministrative. Con un occhio di riguardo a Pier Ferdinando Casini (che però deve togliere il veto su Berlusconi) e, spiegano, alle sue truppe ormai sempre più disorientate.
‘’Casini si convinca, divisi si perde: se non vuole andare a sbattere con la sinistra e i grillini, venga con noi’’, spiegano fonti pidielline.

Certo, Berlusconi non sarà in prima linea perché vuole ritagliarsi il ruolo di ‘padre nobile’. Da capire il ruolo di Alfano: sarà candidato premier o dividerà la leadership della ‘cosa di centro’ con altri? In via dell’Umiltà garantiscono che il ‘delfino’ di Berlusconi resterà alla guida del partito.

Di sicuro la linea dura contro il governo dei professori non cambierà. “Non saremo più succubi dei tecnici, non gliene faremo passare una al Professore’’, confida un ex ministro azzurro. Una posizione dettata soprattutto dall’esigenza di tener buoni gli scontenti, sempre più numerosi.

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