Giro, Chávez in fuga per la vittoria

PORTO SANT’ELPIDIO (FERMO) – Il 95/o Giro ciclistico d’Italia decolla e incorona un italiano di Parma: Adriano Malori, che vince lo sprint degli inseguitori del vincitore di tappa, il colombiano Miguel Rubiano Chávez, e si veste di rosa. L’impresa è del corridore sudamericano, ma viene quasi offuscata dal guizzo del campione del mondo Under 23 di Varese 2008, che riesce ad aggiudicarsi i 12″ di abbuono che vengono assegnati al secondo classificato e, come gli stesso ammette al termine della 6/a tappa, “corona il sogno di una vita”, di “ogni corridore che intraprende questa carriera”.
La Urbino-Porto Sant’Elpidio doveva essere una tappa dura, è diventata durissima, che si è conclusa in maniera esaltante per alcuni, drammaticamente per altri, come per il campione del mondo Mark Cavendish e per l’ex maglia rosa Taylor Phinney, che solo per una questione di secondi (48″, per la precisione) sono riusciti a evitare la mannaia del tempo massimo, che li avrebbe esclusi definitivamente dalla corsa rosa, che oggi ha già perso l’ex campione del mondo Hushovd, a causa (sembra) di problemi fisici. Il britannico è stato pure sfortunato, perché è caduto al 181/o km e questo inconveniente gli ha fatto perdere altro tempo prezioso, in una tappa sicuramente inadatta alle sue caratteristiche di sprinter, né a quelle di Phinney e neppure al lituano Ramunas Navardauskas, partito con la maglia rosa addosso, che ha resistito fino ai -75 km dall’arrivo, poi ha cominciato un pericoloso ‘elastico’ fra il nulla e il gruppo degli inseguitori, che ha salutato definitivamente a 45 km dall’arrivo. La fuga vincente di Rubiano Chavez parte prima del Gp della montagna di 3/a categoria, posto a Montegranaro, al km 176,5. Il colombiano guadagna subito 50″ e, da quel momento, diventa una ‘primula rossa’ per tutti, facendo aumentare il proprio vantaggio man mano che scorrono i chilometri e sale la temperatura della campagna marchigiana, verde e piena di pubblico.
Il corridore della Androni-Venezuela di Gianni Savio comincia a pensare seriamente di poter mettere le mani sulla maglia rosa e insiste convinto nella propria azione: a 20 km dall’arrivo il suo vantaggio è di 1’10” sui primi quattro inseguitori, che sono Golas, Benedetti, Malori e Dyachenko. Dal gruppone parte Pippo Pozzato, ma la sua azione finisce nel raggio di pochi metri; ai 15 km dal traguardo arriva a 1’20” e rimane più o meno invariato fino alla fine. Ai quattro che inseguono si aggiungono anche Roberts e Brambilla. Il vantaggio massimo di Chavez arriva a toccare l’1’29”, che forse potrebbe anche bastare per il sogno in rosa. O forse no.
L’asfalto è rovente, la fatica si fa sentire e non c’é tempo per l’aritmetica, nessun calcolo è permesso, c’é solo la possibilità di stringere i denti e guardare gli striscioni dei chilometri che mancano alla fine di quell’inferno. Il colombiano è bravo a sapersi gestire, beve molto e continua a scattare sui pedali. La fuga per la vittoria di Chavez si ferma a 1’16” di vantaggio sul gruppetto degli inseguitori che viene preceduto da Malori. Il suo sforzo finale gli vale la maglia rosa e “il giorno più bello”. Lui si che è riuscito a coronare un sogno. Ed è un sogno tutto dipinto di rosa, la cui fine – salvo miracoli – è già scritta sui tornanti dell’appennino abruzzese.