Bankitalia: «Il sommerso supera i 490 miliardi di euro»

Pubblicato il 11 maggio 2012 da redazione

ROMA – Il valore è da capogiro, a 12 cifre. L’economia sommersa, nel totale, ha toccato nel 2008 il 31,1% del Pil. Lo hanno calcolato alcuni economisti in uno studio riportato sui Temi di discussione della Banca d’Italia che aggiorna le stime sul sommerso e sull’evasione fiscale. In valore assoluto – fatti i debiti calcoli – l’economia che sfugge alle statistiche ufficiali sfiora i 490 miliardi di euro, 290 dei quali dovuti all’evasione fiscale e contributiva e circa 187 all’economia criminale legata alla prostituzione e alla vendita di stupefacenti.
Lo studio risale al peso dell’ economia ”inosservata” analizzando il flusso di denaro contante nel quadriennio tra il 2005-2008. Emerge anche che la crisi ha spinto molti a ”celarsi” dall’economia ufficiale in quella sommersa. Tra il 2006 e il 2008, dopo la crisi finanziaria del 2007, l’economia ”non ufficiale” è balzata di 6,5 punti percentuali: l’evasione di 3,5 punti, il peso della criminalità del 3%. La metodologia utilizzata dai quattro economisti – Guerino Ardizzi della Banca d’Italia, Carmine Petraglia dell’Università della Basilicata, Massimiliano Piacenza e Gilberto Turati dell’Università di Torino – ha innovato quello che tecnicamente viene definito ”Currency demand approach”.
Per essere chiari si sono usati molti dati, anche quelli dei prelievi effettuati dai bancomat, nella consapevolezza che il contante non tracciabile viene utilizzato spesso per celare transazioni. E’ del resto la stessa filosofia utilizzata dalla manovra del governo Monti, che ha limitato l’uso del cash. La novità è però rappresentata dalla stima effettuata non solo sull’economia sommersa per evitare il prelievo fiscale, ma anche sulla parte di economia dovuta alle attività vietate della legge. In particolare l’analisi, compiuta su 91 diverse province, ha valutato le transazioni irregolari relative a prostituzione e traffico di stupefacenti: in pratica attività illegali volontarie, evitando invece quelle legate a violenza (come le estorsioni) e quelle realizzate senza accordo (come i furti). Dai risultati è emerso che nel quadriennio 2005-2008 c’è stata un’incidenza media dell’economia sommersa e di quella illegale pari rispettivamente al 16,5 e al 10,9 per cento del Pil: per un totale del 27,4% di economia inosservata. Ma gli ultimi dati, riferiti al solo 2008, sono ancora più incisivi: l’economia sommersa totale si è attesta al 31,1%, sommando il 18,5% del Pil dell’economia che fugge al fisco e il 12,6% legata a chi fugge invece dalla legge per ragioni criminali.
Le tabella indicano una crescita esponenziale tra il 2006 e il 2008: il sommerso globale è passato dal 24,6% del 2006 al 31,1% del 2008 con una crescita di 6,5 punti percentuali. Il sommerso ”fiscale” è balzato dal 15% al 18,5% del pil, quello criminale dal 9,6% all’11,3%. Lo studio parla di un ”balzo”. Le ragioni? La crisi del 2007 in Italia come in Europa ha provocato ”un deciso rallentamento nei consumi e negli investimenti, con un deterioramento del mercato nella fiducia delle imprese”.
”Le aspettative negative di cittadini e imprese – è la conclusione – potrebbe avere portato ad un aumento della parte celata dei guadagni tassabili, ad un più forte ricorso al lavoro nero e, anche ad un possibile slittamento dentro l’economia illegale”. La valutazione degli economisti ha anche altri risvolti: dividendo la parte ”fiscale” del sommerso da quella ”criminale” si arriva ad una rappresentazione più precisa della realtà. Con il rischio di attribuire a ragioni fiscali valori che dipendano invece da attività illegati, ovviamente irrecuperabili ad una regolare tassazione. Una realtà, quindi, della quale bisogna tener conto nelle stime. Ma – verrebbe di aggiungere – anche nelle politiche attive di recupero della legalità.

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