L’Europa trema: Grecia e Merkel affondano le Borse

ROMA – Discutere di un’uscita della Grecia dall’euro non sarà più un tabù per le autorità europee, ma di certo ha gettato scompiglio sui mercati finanziari di mezzo mondo: le borse europee hanno bruciato 120 miliardi, l’euro va a picco sulla soglia di 1,28 dollari e gli spread tornano a far paura, con l’Italia sopra 430 nonostante il buon esito di un’asta di Btp e la Spagna sopra i 490 punti, pericolosamente vicina ai massimi storici.

La giornata di ieri rappresentava la ripresa degli scambi dopo un weekend di paura, nel quale il caos politico greco ha reso sempre più vicine nuove elezioni a giugno che rischiano di trasformarsi in un referendum sull’euro. Un elemento fortemente destabilizzante da solo, ma che diventa miscela esplosiva se si aggiunge la sonora sconfitta della cancelliera Angela Merkel in Nord Reno-Westfalia, che indebolisce la svolta verso il rigore sancita dal ‘patto di bilancio’ e dà voce ai partiti della spesa; il ‘buco’ di Jp Morgan sui derivati che rischia di raggiungere i tre miliardi di dollari; la crisi bancaria spagnola, che resta nel mirino dei mercati nonostante massicci accantonamenti imposti alle banche.

Al di là del tracollo delle borse e della ripresa degli spread, forse il dato più significativo è il calo dell’euro: la divisa unica è a 1,2825, ai minimi da gennaio.

Piacerà alle imprese esportatrici e a molti leader europei (il disappunto di Washington ne è la controprova), ma il calo dell’euro riflette anche le preoccupazioni per il futuro della moneta unica ora che si discute apertamente della possibilità di uscita di un membro del Club.

Dato quasi per acquisito il default di Atene, in realtà lo spettro con cui ormai tutti fanno i conti sui mercati è il contagio: ci si chiede, se la Grecia uscisse davvero dall’euro (rischio concreto in caso di nuove elezioni che rischiano di punire ulteriormente i partiti pro-Europa), chi sarebbe il prossimo. E se l’Irlanda sembra al riparo dai mercati, sulla lista c’è il Portogallo (chi cui le agenzie di rating notano i progressi) e poi prima ancora dell’Italia la Spagna, bestia nera dei mercati perché si tratta di un ‘peso medio’ dell’Eurozona che sarebbe ben più difficile salvare rispetto alla Grecia.

In borsa l’indice Stoxx 600 delle piazze europee chiude a -1,80% con Piazza Affari a -2,74% dopo aver ceduto oltre il 3,5% durante la seduta, peggiore fra i ‘Big’ d’Europa seguita da Madrid (-2,66%). Londra (-1,97%), Parigi (-2,29%) e Francoforte (-1,94%). A picco le banche, specie le casse spagnole (Bankia -8,7%) e l’olandese Ing (-5,7%). L’impasse greca mette in ombra anche il buon esito dell’asta italiana, con cui il Tesoro italiano ha collocato 3,5 miliardi di Btp marzo 2015, raggiungendo il massimo dell’ammontare prefissato con un tasso in linea con quello di aprile (3,91% dal 3,89%). Anche gli altri titoli, fuori corso d’emissione, hanno raggiunto il massimo dell’offerta, mentre la Spagna ha dovuto fare i conti con tassi in rialzo e una domanda più tiepida