Terrorismo, il capo della Polizia: “Urgente gestire tensioni sociali”

Pubblicato il 14 maggio 2012 da redazione

ROMA – Sul rischio escalation dopo l’agguato all’ad di Ansaldo Nucleare interviene il vicepresidente del Csm Michele Vietti.

– Se qualcuno scommette sulla debolezza dello Stato ha fatto una scommessa perdente – ha detto Vietti -. C’è un rischio di tensioni sociali, ma il paese, le sue istituzioni sono ferme e salde e quindi perfettamente in grado di dare una risposta in termini di ordine e sicurezza.

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso osserva da parte sua come “il ministro Cancellieri abbia percorso una strada che abbiamo già visto nelle occasioni in cui si è decisa una particolare mobilitazione”.

– Capisco la preoccupazione – dice -, credo però che la vera necessità sia quella che il paese ricostruisca una sua capacità di intelligence, di indagine rispetto a un fenomeno che, pensando che in qualche modo fosse in esaurimento, non è stato al centro dell’attenzione. Le tensioni sociali sono figlie della difficoltà economica, del lavoro che non c’è, di una redistribuzione del reddito, ma il terrorismo non è figlio del disagio sociale e credo che su questo non ci possa essere nessun equivoco. Disagio sociale e terrorismo non vanno confusi: il terrorismo strumentalizza il disagio sociale, ma non è una risposta né gli si può dare questa giustificazione.

Interviene anche il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli commentando il monito del premier Mario Monti che aveva parlato del pericolo di ‘’tensioni sociali’’ in Italia.

– Dobbiamo gestire le tensioni sociali. Ciclicamente capita che si alzi il livello di tensione per problemi occupazionali o di precariato, che in qualche modo hanno a che fare con la quiete del cittadino e si trasformano in malcontento ed effervescenze di piazza che noi siamo chiamati a gestire garantendo il diritto ad esprimere il dissenso ma anche di chi non manifesta ad essere tutelato. Il problema della piazza non ha nulla a che fare con il terrorismo – ha aggiunto Manganelli – ci sono ragioni che portano i manifestanti a esprimere il dissenso in piazza e noi a gestire, con la mediazione e il buon senso, con serenità questo malcontento per non alimentare le tensioni. Il terrorismo è finito con le Brigate Rosse – ha detto ancora -, ora c’è un rigurgito che avevamo ampiamente previsto.

La guardia, dunque, resta alta. La riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza è in programma giovedì, al Viminale.
Ieri, dopo la circolare del Dipartimento di Pubblica sicurezza inviata ai prefetti e ai questori che invita ad alzare la soglia di attenzione contro la minaccia eversiva, si lavora a riaggiornare la mappa degli obiettivi ritenuti ‘sensibili’ – alcune centinaia su tutto il territorio nazionale, che potrebbero essere sorvegliati anche con il concorso delle forze armate – con speciale riguardo a possibili bersagli economici, sociali e del mondo del lavoro.

La nuova fase dei movimenti anarchici non ha però colto impreparati gli apparati di intelligence, che avevano già monitorato il rischio.

La minaccia delle organizzazioni eversive è oggetto di continue riunioni di Servizi di sicurezza e apparati di Polizia. A quanto risulta, si seguirebbero in particolare ‘’i filoni di approvvigionamento economico’’ delle organizzazioni, per verificare finanziamenti ed eventuali ‘’collegamenti di solidarietà internazionale ed europea’’. Si tratta ora di vedere, rimarcano gli 007, se il fronte eversivo sia composto da cellule isolate o sia invece legato a un progetto ‘’di più ampio respiro’’ della galassia eversiva ed anarchica.

Cancellieri: Tav resta madre
di tutte le preoccupazioni
“La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni per i problemi legati alle opere da realizzare, alle necessità dei Comuni e alle rivendicazioni delle comunità locali”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, precisando che si tratta di una preoccupazione non legata in alcun modo al rischio terrorismo. Dunque, sui problemi legati alla realizzazione dell’alta velocità Torino-Lione “c’è grande attenzione” e “lavoreremo anche per il Piemonte, ha assicurato.
In merito alle misure da prendere per scongiurare un’escalation di attacchi terroristici, il ministro dice: “Bisognerà lavorare più di intelligence che con le scorte”. Quanto all’utilizzo dell’Esercito per difendere obiettivi sensibili, ha precisato che non “saranno usati militari in più” ma sarà fatta una “razionalizzazione delle risorse”. Per quanto riguarda, poi, l’individuazione di persone e luoghi da sottoporre a tutela “le prefetture – ha riferito – sono già al lavoro per fare uno screening e individuare gli obiettivi sensibili”.

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