Grecia al voto il 17 giugno

ATENE – Nel caos di un Paese che si appresta a tornare alle urne tra un mese sotto il tiro dei mercati, il capo di Stato greco Karolos Papoulias ha scelto un magistrato – il presidente del Consiglio di Stato Panayiotis Pikramenos – come premier di un governo provvisorio che dovrà portare la Grecia alle nuove elezioni fissate per il 17 giugno. Il clima è tutt’altro che tranquillo: la gente comincia ad avere paura di una sempre più probabile uscita del Paese dall’eurozona e – anche se non è ancora assalto alle banche – è ufficiale che negli ultimi tre giorni i greci sono corsi a ritirare almeno 900 milioni di euro dai loro conti correnti, mentre secondo altre fonti citate dal Financial Times i prelievi avrebbero già sfondato quota 1,2 miliardi di euro. I banchieri, da parte loro, minimizzano affermando che non c’é stato sinora alcun assalto alle banche e che non ci sarà. Come non ci saranno problemi di liquidità perché, spiegano sempre i responsabili degli istituti finanziari, nei conti di aziende e privati cittadini nelle banche greche sono depositati oltre 165 miliardi di euro. Dal canto suo, il presidente della Bce Mario Draghi, alla domanda se l’uscita della Grecia dall’euro lo preoccupa, ha tagliato corto con un “no comment”, insistendo sul fatto che la Bce vuole fortemente che la Grecia resti nell’euro, anche se non spetta a Francoforte decidere. Quasi nelle stesse ore, però, il rendimento dei titoli decennali greci ha sfondato per la prima volta la soglia del 30% ed il tasso sul decennale ellenico è schizzato al 30,23% con lo spread Atene-Berlino a 2.878 punti base. Preoccupato è apparso invece il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, il quale – commentando la notizia delle nuove elezioni – ha detto che ora spetta ai greci prendere “consapevolmente le loro decisioni”, ma è bene che sappiano che il loro prossimo voto “avrà un significato storico”.

La Commissione vuole che la Grecia resti nell’euro – ha aggiunto – ma, ha avvertito, “non c’è un’alternativa meno dolorosa al programma di risanamento concordato con l’Ue” e che rispetto a questo “non è possibile alcun passo indietro”. La Grecia, comunque, va verso queste nuove elezioni in un clima di grande polarizzazione e pieno di incognite. Dalle prime dichiarazioni dei leader politici si capisce che alle urne lo scontro sarà fra due fronti: quello di centro-destra, nettamente a favore della permanenza della Grecia nell’Ue e nell’eurozona, e quello di sinistra, con posizioni anti austerity.

A causa della forte polarizzazione della campagna elettorale, il panorama politico del Paese potrebbe subire di nuovo altri radicali cambiamenti. La Coalizione delle Sinistre (Syriza, radicale, di Alexis Tsipras), in base ad un sondaggio, potrebbe ottenere anche il 32% delle preferenze che in Parlamento si tradurrebbero in circa 146 seggi (151 su 300 è la maggioranza necessaria per formare il governo). Ieri pomeriggio il capo dello Stato ha dato l’incarico ufficiale a Pikramenos – 67 anni, di Patrasso – il quale ha subito cominciato a redigere la lista dei ministri del governo di transizione che gestirà l’ordinaria amministrazione sino al giorno del voto. Tra i primi nomi diffusi ci sono quelli di Petros Moliviatis, ex diplomatico e collaboratore del premier Costas Karamanlis, che va agli Esteri; Christos Geraris, ex presidente del Consiglio di Stato e predecessore di Pikramenos, che va alla Giustizia, e Frangkos Frangkoulis, ex capo di Stato Maggiore che va alla Difesa. Ieri sera il neo premier ha giurato nel corso di una cerimonia al palazzo presidenziale alla quale ha preso parte, come vuole la tradizione, anche l’arcivescovo di Atene e tutta la Grecia, Ieronimos. Stamattina sarà invece la volta dei nuovi ministri e un’ora dopo si svolgerà in Parlamento la cerimonia del giuramento dei deputati risultati eletti lo scorso 6 maggio. L’Assemblea sarà quindi disciolta ed avrà di nuovo inizio la campagna elettorale.

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