Le 27 ‘incompiute’ valgono 31 miliardi di euro

ROMA – Aspettano da quasi mezzo secolo. Sono le cosiddette ‘’incompiute’’: un gruppo di 27 infrastrutture viarie, quelle più spesso invocate (invano) dagli imprenditori sul territorio, in qualche modo cominciate e mai portate a termine. Tutte insieme valgono 31 miliardi di euro ed hanno ormai accumulato ritardi che variano da un minimo di 5 anni (la terza corsia dell’A11 in Toscana e il prolungamento dell’A27 in Veneto) a un massimo di 50 (il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria e la trasversale Fano-Grosseto in Toscana). E’ quanto emerge dal ‘libro bianco’ sui Trasporti di Confcommercio.

Ma l’elenco è lungo e attraversa la penisola da un capo all’altro, isole incluse: va dalla ormai celeberrima Pedemontana Veneta, che si trascina in una interminabile gestazione da 46 anni e ancora non vede la luce, all’autostrada Roma-Latina (11 anni), o, ancora, la statale 96 Bari-Matera (20 anni).

Se si guarda allo stato di attuazione del PIS10 (Programma per le infrastrutture strategiche), attualmente valutato oltre 367 miliardi di euro, emerge che solo il 9,3% delle opere è stato portato a termine, oltre metà è ancora in fase di progettazione.

– E’ senza dubbio doveroso – si legge nel documento – tenere nella debita considerazione gli effetti che la grave congiuntura economica inevitabilmente stanno esercitando sugli stanziamenti previsti.

Le risorse per nuove infrastrutture hanno subito nell’ultimo biennio 2009-2011 una riduzione del 34%, toccando il livello più basso da venti anni a questa parte. Ed è facile prevedere che il taglio di 18 miliardi negli stanziamenti per il triennio 2012-2014 finirà per pesare soprattutto, ancora una volta, sulla spesa destinata ad investimenti pubblici.
Allo stesso tempo, l’Associazione ricorda “la pericolosa lentezza con cui si stanno utilizzando i 41,2 miliardi di fondi strutturali e FAS stanziati per il quinquennio 2007-2013’’.

Si tratta di stanziamenti destinati a programmi di infrastrutture nazionali (11,7 mld) e regionali (29,5 mld) destinati per l’85% nel Mezzogiorno. Al momento risulta utilizzato solo il 12% delle risorse: il rischio e’ trovarsi a fine anno obbligati a restituire a Bruxelles 2,6 miliardi di euro, la porzione comunitaria dei fondi FAS stanziati, sottolinea il ‘libro bianco’.
Ma non è tutto. Se l’Italia avesse messo in campo, tra il 2001 e il 2010, politiche di miglioramento dell’accessibilità stradale vale a dire il modo in cui i centri urbani sono collegati alla rete nel suo complesso, tali da allineare il sistema-paese all’andamento dello stesso indicatore in Germania, si sarebbe registrato un incremento del Pil pari a 142 miliardi di euro.

Anche senza rapportarsi ai principali protagonisti continentali, limitarsi ad una omogeneizzazione dei livelli di accessibilita’ alla rete sul piano nazionale, riducendo gli enormi squilibri esistenti ad esempio tra Nord e Sud, avrebbe prodotto significativi effetti virtuosi – si legge ancora nel rapporto. In questo caso, infatti, il Pil perduto nel 2010 viene quantificato in 50 miliardi di euro: corrispondente all’incremento del 3,2% del Pil che si sarebbe registrato portando i livelli di accessibilità medi del Mezzogiorno agli standard raggiunti in Lombardia.