Emilia, la terra trema ancora: Monti tra gli sfollati

Pubblicato il 21 maggio 2012 da redazione

ROMA – Sotto le macerie delle centinaia di chiese, torri, campanili, case, edifici rurali, capannoni industriali e municipi crollati, la terra trema ancora in Emilia. Dopo il sisma di domenica che ha provocato sette morti, è stata un’altra giornata di paura per le migliaia di sfollati sistemati nelle tendopoli. Un boato e subito dopo ancora una forte scossa sempre nella zona tra Modena e Ferarra. Nel pomeriggio ce ne sono state parecchie, la più forte alle 18,37 con magnitudo 4.1, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologi. Finale Emilia (Mo), Bondeno (Fe) e Sant’Agostino (Fe) sono stati i paesi che ancora una volta hanno maggiormente tremato.

Nuove scosse e la pioggia hanno accompagnato la prima notte degli sfollati. Il maltempo e le temperature che a Modena e a Ferrara sono scese fino a 12 gradi non hanno aiutato gli sfollati e neanche gli uomini della Protezione civile, i Carabinieri, i vigili del fuoco e le altre forze dell’ordine che si stanno occupando di mettere in sicurezza i cittadini nelle aree più colpite, allestendo tende, cucine da campo e punti di accoglienza.

Tra i paesi più in difficoltà ci sono Sant’Agostino, nel ferrarese, e Finale Emilia, piccolo Comune modenese il cui centro storico è stato letteralmente raso al suolo. Ma in tutta la campagna emiliana gli edifici più vecchi si sono sbriciolati, trasformandosi in cumuli di mattoni. La priorità ora è offrire un riparo, cibo, acqua e assistenza ai quasi 5mila sfollati che non possono tornare nelle loro abitazioni perché crollate o dichiarate inagibili. Sono 4.914 le persone ospitate la scorsa notte presso i campi e le strutture di prima assistenza allestiti dalla Protezione civile regionale dell’Emilia Romagna (di queste 1.288 nel ferrarese, 266 nel bolognese, 3.360 nel modenese). Sono, inoltre, in fase di completamento le ulteriori strutture per fornire assistenza ad altre 1.310 persone.

Monti a Ferrara
Il presidente del consiglio dei ministri Mario Monti è arrivato ieri in serata a Ferrara per fare il punto sul terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna. Monti, che ha passato la notte nel Palazzo della Prefettura del capoluogo emiliano, oggi di prima mattina si recherà a Sant’Agostino, il paese che ha pagato il tributo più alto di vittime, per rendersi conto della situazione. Il premier poi ha in programma una visita a Finale Emilia, altro centro fortemente colpito dal terremoto.
Al suo arrivo in Prefettura a Ferrara, atteso dai cronisti, il presidente del Consiglio non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Il professore farà poi rientro a Roma dove è previsto un Cdm per proclamare lo stato di emergenza in Emilia Romagna.

Ingv: “Non si possono
escludere altre scosse”
“La sequenza sismica è ancora in atto solo un’ora e mezza fa c’è stata un’altra replica di magnitudo 5.1 e le scosse continueranno ancora”. Il professor Stefano Gresta, presidente Ingv fa il punto durante la conferenza stampa di ieri a Roma nella sede dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sul terremoto nel Nord d’Italia che ha fatto sei vittime. “Il primo evento sismico -spiega la sismologa Concetta Nostro- è stato all’1.13, il secondo il più pesante alle 4.03 di magnitudo 5.9, da allora ci sono state più di altre 100 scosse”. Storicamente a Ferrara ci sono stati altri terremoti importanti. “Il primo di cui abbiamo notizia -spiega la sismologa Concetta Nostro- è del 1570 di magnitudo 5.5, poi nel 1987 di magnitudo 5.4 a circa 40 chilometri da quello di oggi”. Si tratta di un sisma che ha origine dall’arco di Ferrara e sono state coinvolte più faglie. “Ha riguardato sicuramente un’area più vasta di una sola faglia -dice il sismologo Luca Malagnini- perché per una sola faglia parliamo di un’estensione di circa 10 chilometri e invece il terremoto si è esteso per 30-40 chilometri almeno”. A non escludere altre scosse di magnitudo elevata è il sismologo Warner Marzocchi, mentre il funzionario di sala sismica Claudio Chiarabba parla di un fenomeno che potrebbe continuare ancora “almeno per le prossime tre settimane”.

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