Grillo: “Dopo Stalingrado, ci aspetta Berlino”

ROMA – I ballottaggi che segnano la politica italiana portano il nome di Beppe Grillo. In tutto sono 4 i sindaci grillini, abbastanza per far esultare l’ex comico: “Dopo Stalingrado, ora ci aspetta Berlino” annuncia, facendo il paragone con l’offensiva finale dell’Armata rossa contro la Wehrmacht. Dalla sua, ha anche l’elemento novità rappresentato dall’età media dei vincitori, che, ricorda con l’immancabile Twitter, è di 31 anni e sei mesi. Quanto basta per un rilancio al tavolo della politica nazionale: “E adesso riprendiamoci questo disgraziato Paese”, ‘cinguetta’, con l’occhio rivolto alle politiche del 2013.

E in casa leghista è tempo di bilanci. Roberto Maroni, che lamenta come le notizie degli avvisi di garanzia a Bossi e ai figli “non ci hanno aiutato” ma non si sottrae ad una riflessione:

– Non demonizzo Grillo – dice l’ex ministro dell’Interno – anzi l’irrompere sulla scena politica di uno come lui impone delle riflessioni perché se un candidato vince in una grande città sono curioso di capire non solo cosa farà ma perché è stato eletto.

E mentre “la Lega è radicata nel territorio” Grillo “è una realtà significativa che dà altri tipi di risposte. L’irruenza è simile ma i progetti sono diversi”. In ogni caso, “non siamo né di destra né di sinistra, siamo padani”. Poi su Facebook garantisce: “Sono pronto a dare il massimo per far tornare la Lega di nuovo protagonista”.

Cosa rapportarsi con Grillo è una questione che affronta anche il leader Idv:

– Lo sento regolarmente – assicura Antonio Di Pietro – non è un nemico né un concorrente. Certo che se Grillo mette come primo punto del programma di uscire dall’Europa o rinunciare all’euro non possiamo fare un governo insieme. Per sposarsi, comunque, bisogna essere in due. Gli italiani – sottolinea poi – hanno fatto una scelta di campo, lì dove il centrosinistra ha avuto il coraggio e l’umiltà di presentarsi unito ha vinto sostanzialmente dappertutto e ciò rilanciando la foto di Vasto, che noi sosteniamo come formazione anche per le prossime politiche. Laddove il centrosinistra si è diviso e non è stato all’altezza, come a Palermo o a Parma, i cittadini hanno fatto giustizia.

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