La coscienza delle nostre origini per affrontare il futuro

CARACAS.- Quando, giorni fa, in occasione di un importante avvenimento di Collettività svoltosi nel Centro Italiano Venezolano, S.E. il Nunzio Apostolico Mons. Pietro Parolin, sottolineava la buona volontà di quanti nostri connazionali hanno saputo forgiare  nell’unione, la speranza ed il lavoro una significativa presenza in questa terra venezuelana, nominava un Sacerdote del quale non si parla quasi più, perchè troppi anni sono trascorsi da allora… Eppure, ascoltarlo pronunciare “Padre Scanagatta”, è stata una emozione che ci ha colto d’improvviso.

Padre Ernesto Scanagatta, sacerdote proveniente dalla Diocesi di Vicenza, sempre ricordato con frasi di stima, affetto ed amicizia sincera dal nostro caro Direttore Gaetano Bafile, fu assieme a questi e all’avv. Attilio Maria Cecchini il fondatore del nostro Giornale “La Voce d’Italia”

Con Padre Ernesto Scanagatta, Gaetano Bafile condivideva l’amore infinito per l’Italia, la lotta partigiana, l’entusiasmo di dare una “voce” ai nostri emigrati in Venezuela. E così, sessantadue anni fa, nasceva “La Voce d’Italia”, con le sue pagine dedicate a raccontare tante storie drammatiche ed anche piene di speranza vissute dai nostri connazionali. Se oggi “passeggiare per il mondo” è questione di ore, allora, nel 1947 rappresentava  un doloroso esilio per chi, lasciando un’Italia dilaniata dalla seconda guerra mondiale, si dirigeva verso nuove terre cercando pane e lavoro e forse…nei casi più fortunati..la possibilità di far spazio alla propria famiglia nella terra d’accoglienza.

E così, è bastato un accenno di S. E. Il Nunzio Apostolico Mons. Pietro Parolin, per riportarci indietro nel tempo ed ai racconti di Bafile, quando nella Missione Cattolica Italiana di Caracas, Padre Scanagatta svolgeva il proprio generoso compito di assidua amorosa assistenza ai connazionali emigranti.

Abbiamo chiesto a S.E. il Nunzio Apostolico Pietro Parolin, di parlarci di Mons. Scanagatta e..naturalmente, ringraziandolo di vero cuore per la sua generosa disposizione a concedere l’intervista al nostro Giornale, abbiamo voluto, al tempo stesso, esprimergli alcune inquietudini che, inevitabilmente,arrivano dai preoccupanti segnali dei tempi che stiamo attraversando.

– Mentre l’Italia vive una profonda crisi economica e gli autentici valori di ciascun essere umano sembrano in molti casi vacillare e perdersi nella disperazione, il nostro ricordo va ai primi anni del Dopoguerra, quando connazionali coraggiosi ed anche disperati, lasciavano la propria Patria alla ricerca di una forma di vita migliore. Tra questi, Mons. Scanagatta, ricordato da S. Eccellenza nel corso del significativo discorso pronunciato giorni fa, nel Centro Italiano Venezolano…Mons. Scanagatta assieme a Gaetano Bafile e Attilio Maria Cecchini, fu fondatore del nostro Giornale “La Voce d’Italia” che compie quest’anno il suo sessantaduesimo compleanno. Di Mons. Scanagatta ci raccontava Gaetano Bafile, suo sincero amico. Ogni aneddoto era una testimonianza di speranza, ottimismo, fede nella Provvidenza divina e nei buoni sentimenti degli uomini. Cosa ricorda S. Eccellenza del caro Sacerdore proprio concittadino?
-Ogni volta che rientro al mio paese, non manco mai di fare una visita al cimitero ai miei cari defunti e anche a don Ernesto Scanagatta (come lo chiamavamo noi familiarmente), che riposa nella tomba destinata ai sacerdoti. Sono rimasto un po’ male quando, nei primi mesi della mia permanenza a Caracas, ho chiesto di Lui a varie persone della comunità italiana che incontravo, ma praticamente non c’erano reazioni. Come se se ne fosse persa la memoria…O forse è passato parecchio tempo e solo i più anziani ne conservano il ricordo…Mi fa tanto piacere, quindi, sapere che egli fu, assieme a Gaetano Bafile e Attilio Cecchini, il fondatore del giornale “La Voce d’Italia” che compie sessantadue anni (auguri!). A me, allora chierichetto e poi giovane seminarista, faceva impressione questo sacerdote che ritornava ogni anno, fedelmente, dal lontano Venezuela per trovare l’anziana mamma (ogni tanto coincideva con il fratello, don Pino, salesiano proveniente dagli Stati Uniti) e che predicava in modo strano, mescolando l’italiano con parole ed espressioni della lingua spagnola. Ogni tanto risento la sua voce, che è rimasta registrata in una cassetta dove egli presenta il suono, allegro e solenne, delle nostre campane in occasione della festa della “Sacra Spina”. Amava molto il suo paese, il suo “terruño”, come si dice qui. Ma amava con uguale intensità anche la comunità dei connazionali in Venezuela, nei confronti dei quali manifestava sempre preoccupazione e per il cui benessere, spirituale e materiale, era molto sollecito.

E condivideva il tutto- come Lei ha ricordato – con profondo senso di allegria e di ottimismo, che nascevano dalla sua fede e dall’approccio fondamentalmente positivo alla realtà degli uomini e del mondo.-

– I nostri pionieri ci hanno lasciato un grande esempio di coraggio e speranza nel futuro…Perchè in questi momenti così particolari e tristi che stiamo vivendo la maggior parte degli esseri umani assumiamo un atteggiamento tanto scoraggiante e distruttivo?

– Non è facile dare una risposta alla domanda sul perchè del senso di “frustrazione” che sembra attanagliare il mondo e dalla quale derivano gli atteggiamenti di scoraggiamento, aggressività e distruttività, ecc. che caratterizzano tanti nostri contemporanei. Esso è certamente legato alle grandi crisi che assillano la società, il mondo del lavoro, l’economia, ma le radici di tali crisi- è un pensiero del Papa Benedetto XVI che mi pare importante qui richiamare – sono innanzitutto “culturali e antropologiche”. Sembra quasi, egli scrive, che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno. Gli esperti osservano che dalla stagione della fiducia e delle attese del secondo dopoguerra siamo passati ad una fase di stagnazione, di incertezza, di involuzione delle prospettive ideali e temporali. È emersa la figura di un uomo fortemente individualizzato e atomizzato, con la conseguente crisi di relazioni stabili. Io mi permetto di aggiungere, dalla mia particolare ottica, un altro pensiero del Papa, che, mi pare, offre la spiegazione ultima di quanto sta accadendo: il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e, con lo spegnersi della luce proveniente da Dio, l’umanità viene colta dalla mancanza di
orientamento, i cui effetti distruttivi si manifestano sempre di più.

– Secondo Lei, dunque, qual è la differenza tra gli uomini di mezzo secolo fa e quelli di oggi?

-Credo che nelle riflessioni precedenti sia contenuta la risposta anche a questa domanda. Alla crescita materiale, economica, tecnica, ecc. è mancato quel “supplemento d’anima” di cui parlava Bergson, che significa fede, fiducia, speranza, ecc. e che dobbiamo a tutti i costi recuperare.

–  Accenno a un punto particolare: la differenza, o almeno la principale differenza, a mio parere, tra gli uomini di mezzo secolo fa e quelli di oggi sta in una parola: “sacrificio”, spirito di sacrificio, capacità di sacrificio…il sacrificio necessario per raggiungere le grandi mete dello spirito, sia personali che sociali, e lavorare per il bene comune…il sacrificio che prende il sapore del dono, della condivisione del futuro.

– Cosa deve trasmettere un giornale di Collettività come “La Voce d’Italia” fondata allo scopo di sorreggere, sessantadue anni fa, i nostri emigrati in Venezuela, oggi, appunto, quando infinità di notizie provenienti da tutto il mondo ci impauriscono e confondono? Qual è l’importanza dal Suo punto di vista Eccellenza, di un mezzo d’informazione pubblicato in una società confusa come lo è anche quella italiana residente in Venezuela?

– Non si tratta di tornare indietro, o solo di “rispolverare” principi e dogmi antichi o di guardare con nostalgia un passato che non torna. Piuttosto, per tutti quanti hanno responsabilità – e in questa categoria includo soprattutto il giornale “La Voce d’Italia” che, come lei ha detto, è stato fondato allo scopo di sorreggere i nostri emigranti in Venezuela e, come tutti i mezzi di comunicazione, svolge un’opera di informazione e formazione – e per coloro che hanno sincera buona volontà il compito è quello di comunicare ai lettori, specialmente ai giovani, il senso dei valori positivi della vita e di suscitare in tutti il desiderio di spendersi al servizio del bene. Concludo con una parola del Papa Benedetto XVI che a me pare bellissima, per il suo realismo, per la forza profetica e la fiducia che infonde.

Ben si adatta a questo tempo pasquale che stiamo per terminare con la solennità di Pentecoste: “Al momento, noi tutti ci troviamo ancora tra i due campi gravitazionali. Ma da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio: la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte” (11 aprile 2009).

Anna Maria Tiziano