GIRO: Prova di forza di Rodríguez a Cortina

CORTINA D’AMPEZZO – Segnali dal Giro d’Italia. Lampi di una sfida che si accende e infiamma le strade delle Dolomiti, dove è stata fatta la storia del ciclismo.

Conferme e sogni infranti. Prove di forza e attacchi inutili e ripetuti, ma non sterili. E micidiali debacle. Come quella del ceco Roman Kreuziger, che va fuori giri nella salita di Forcella Staulanza e comincia a perdere secondi, che poi diventano minuti (parecchi) e dà l’addio definitivo alla maglia rosa. Le sue ambizioni e quelle della kazaka Astana vanno in picchiata.

Le conferme arrivano dalla maglia rosa Joaquin Oliver Rodriguez, detto ‘Purito’ (‘piccolo sigaro’), che vince la tappa partita da Falzes (Bolzano) e conclusa nel cuore della perla delle Dolomiti. Sul traguardo di Cortina, il catalano brucia allo sprint Ivan Basso e il secondo della classifica generale, Ryder Hesjedal, conquistando la seconda vittoria di tappa in questo Giro, dopo quella di Assisi. Sul traguardo bacia la stringa nera che porta sulla maglia rosa, in memoria dell’amico Xavi Tondo, morto un anno fa.

L’altra conferma arriva dal canadese Hesjedal, che ha indossato, perso, reindossato e poi ceduto ancora una volta la maglia rosa a Rodriguez e che oggi, sul temutissimo Giau, ha dimostrato di essere un corridore vero. Un combattente di assoluto livello. Un osso durissimo, un serio candidato alla vittoria del Giro, dal momento che a cronometro riesce a dare il meglio di sé. E l’ultima tappa, a Milano, propone proprio una sfida contro il tempo. Se Hesjedal, nelle tappe del Mortirolo, a Pampeago o sullo Stelvio, non andrà fuori giri, difficilmente questo Giro gli sfuggirà. Hesjedal aveva già dimostrato di non farsi staccare facilmente, ma in pochi avrebbero previsto che ieri, proprio sul Giau, mentre Ivan Basso macinava chilometri con la sua caratteristica progressione, selezionando avversari e facendo prevedere perfino un passaggio in solitaria sul Gp della montagna, è riuscito a rimanere fianco a fianco con il varesino.

Hesjedal in discesa ha preso addirittura in mano il comando delle operazioni, rischiando di arrivare da solo a Cortina. Davvero un brutto cliente: per tutti. Ha rischiato di capitolare, invece, Michele Scarponi, alle prese con i crampi nella discesa del Giau, ma bravo a non perdersi di coraggio e a recuperare i 20″ perduti al passaggio del Giau.

Il marchigiano, nel terreno che più gli era congeniale, non è riuscito a pedalare al meglio. Promossi a pieni voti anche allo spagnolo Uran Uran e Domenico Pozzovivo, che ha tenuto testa ai migliori, confermandosi scalatore di razza, come testimonia il passaggio per primo sul Giau. Pozzovivo non vincerà il Giro, ma lascerà un segno indelebile nella storia di questa corsa rosa.

La tappa di ieri ha infiammato una competizione che finora era stata caratterizzata dall’attendismo, dalla scarsa intraprendenza e dall’attesa. Le grandi montagne hanno riacceso le ambizioni dei big, costretti finalmente a giocare a carte scoperte e a darsi battaglia sulle salite che contano, ma anche in discesa, dove si costruiscono le grandi imprese.

Rodriguez c’é, Basso pure, Scarponi è sempre pronto a dare battaglia, ma l’uomo da tenere d’occhio e da temere resta il canadese Hesjedal, che resiste, lotta con straordinaria determinazione, non molla nemmeno un metro. Il suo Giro lo ha già vinto e a questo punto non gli resta che continuare a stupire. Più di quanto non abbia già fatto.

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