“Possibile nostro ritiro dal Parlamento”

ROMA – La Lega fuori dai palazzi romani e concentrata sul territorio dove è nata e ha messo radici, il nord Italia. Dopo 25 anni dalla prima elezione di un leghista (Umberto Bossi) a Palazzo Madama e di presenza ininterrotta di esponenti del Carroccio in Parlamento, l’ipotesi di lasciare Roma e non candidarsi alle prossime elezioni politiche, ventilata ieri da Roberto Maroni (“decideremo al Congresso”) è un’opzione concreta su cui sia Maroni che Bossi ragionano da tempo. Il primo a parlarne, un mese fa, è stato Bossi in un comizio pre-elettorale a Como. – Spero che nessuno vada a fare più il deputato a Roma, compreso me – disse Bossi -. A posteriori, andare a Roma è stato un errore. L’obiettivo dichiarato, in un momento di difficoltà conclamata dalla perdita di consensi in seguito alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto l’anima stessa della Lega, Bossi e famiglia, è di rilanciare il movimento: – Rinnoveremo la nostra proposta politica per tornare a prendere i consensi perduti a queste elezioni e per aumentarli – ha detto Maroni. Su come fare Bossi, il 24 aprile, ancor prima di ricevere l’avviso di garanzia per truffa aggravata allo Stato, aveva già le idee chiare: “Il nord vuole l’indipendenza” e quindi bisogna fare “la guerra, la battaglia per la libertà del nord, che dopo tanti anni di Italia e di Roma ne ha piene le scatole”. In quell’occasione Bossi rimpianse l’occasione persa per raggiungere l’obiettivo al numero 1 dello Statuto leghista, l’indipendenza della Padania. – Quando siamo andati sul Po e a Venezia – disse Bossi ai sostenitori – dovevamo lanciare la lotta di liberazione perché se gli dai tempo lo Stato si organizza. Ma anche Maroni, una decina di giorni fa al Congresso della Lega Romagna, è stato altrettanto esplicito sulla “politica romana” ormai troppo lontana. – Non è detto – disse – che non passi la linea di non candidarci alle politiche e non mandar più nostri rappresentanti al Parlamento.

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