Csm, Monti: “Inopportuna una riforma dell’organismo disciplinare”

ROMA – Processi alle toghe condotti da giudici scelti dal Parlamento. La Repubblica ‘anticipa’ un progetto del Governo che – secondo il quotidiano – intende “sottrarre ai giudici il potere di mettere sotto processo, condannare o assolvere i colleghi che sbagliano” rafforzando di fatto i membri ‘laici’ di Palazzo dei Marescialli a discapito dei colleghi ‘togati’. Una ‘riforma’ che, secondo la logica della maggioranza o pariteticità dei posti disponibili, ripescherebbe – secondo il quotidiano – il testo fatto approvare nel marzo 2011 dall’allora Guardasigilli Angelino Alfano, per di più per via ordinaria.

– Con riferimento a ipotesi di riforma dell’organismo disciplinare della magistratura ordinaria, si precisa che il Presidente del Consiglio aveva da tempo ritenuto tale iniziativa inopportuna e non percorribile, escludendola dai provvedimenti all’esame del Cdm”, è la replica del governo in cui viene assicurato che lo stesso Monti aveva anche già accolto, e “pienamente condiviso”, l’ulteriore parere negativo pervenuto dal ministro della Giustizia, “ritenendo impossibile una simile riforma attraverso legge ordinaria anziché costituzionale”.

Parole che ricevono il plauso del vicepresidente del Csm, Michele Vietti che accoglie con soddisfazione “la smentita circa l’ipotesi di modifica con legge ordinaria della composizione della sezione disciplinare del Consiglio superiore”.

Vietti sottolinea il riferimento ad una “bocciatura risalente, confortata dal parere negativo espresso a suo tempo dal ministro della Giustizia” che “sgombra il campo da pretestuosi elementi di turbativa nei rapporti istituzionali che vedono in questo momento il Consiglio impegnato a sostenere lo sforzo di ammodernamento del sistema giudiziario. Il tema disciplinare – secondo il vicepresidente del Csm – è da tempo al centro di un dibattito che non esclude ulteriori interventi riformatori, ma nel contesto di provvedimenti organici, condivisi e con soluzioni compatibili con i principi di autonomia e indipendenza della magistratura”. Richiamando le recenti dichiarazioni del presidente Napolitano, difende il lavoro della sezione disciplinare del Csm, “caratterizzato da prontezza e accresciuta severità, che smentiscono frettolosi giudizi sul suo operato”.

Posizioni – soprattutto quelle di Monti – che non convincono l’Idv di Di Pietro che dal suo blog usa ironia per commentare quella che ritiene una marcia indietro del governo:

– Molte ore dopo l’anticipazione – scrive il leader Idv – la presidenza del consiglio si è decisa a smentire. Meglio tardi che mai – aggiunge, stigmatizzando che “il solo fatto che un progetto di tale enormità sia stato preso in considerazione dal governo, salvo poi essere giudicato ‘inopportuno’, è per me molto inquietante”.

Non crede, come Di Pietro, a un “episodio isolato, frutto di un semplice equivoco”, nemmeno il responsabile giustizia dell’Idv, Luigi Li Gotti che parla di iniziative legislative che nascono “nel segno della ‘vendetta’ della politica, spesso messa sotto accusa dai magistrati”.