Langlois liberato dalle Farc: “Trattato con rispetto”

Pubblicato il 30 maggio 2012 da redazione

SAN ISIDRO – Il giornalista francese Romeo Langlois è stato liberato dalle Farc dopo oltre un mese di prigionia. Una delegazione di diplomatici, tra cui il francese Jean-Baptiste Chauvin e l’ex senatrice colombiana Piedad Cordoba, è arrivata ieri in Colombia in vista del rilascio annunciato. Il reporter era stato sequestrato lo scorso 28 aprile, durante una missione antidroga dell’esercito che stava seguendo. Negli scontri avevano perso la vita tre soldati e un ufficiale di polizia, mentre il giornalista era rimasto ferito al braccio sinistro. Langlois, parlando ai giornalisti, ha detto di esser stato “trattato con rispetto, mai legato e ben nutrito”. La consegna è avvenuta a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui il giornalista era stato rapito, nello Stato meridionale di Caqueta. Il corrispondente di France 24 ha una ferita al braccio ma è apparso in buone condizioni.

Per garantire la sicurezza della sua liberazione, l’esercito aveva sospeso le operazioni nella zona, come richiesto dai sequestratori.

Terre sottratte, governo sotto accusa
Il governo del presidente Juan Manuel Santos non ha restituito “un solo ettaro” delle terre sottratte ai ‘campesinos’ dai gruppi armati illegali, limitandosi a distribuire titoli di proprietà su lotti mai assegnati o sequestrati ai narcotrafficanti: questa l’accusa rivolta dallo schieramento di opposizione Polo Democrático Alternativo (Pda) durante un dibattito pubblico al Senato trasmesso in diretta dalla tv di Stato in merito a uno dei principali obiettivi che si è prefissata l’attuale amministrazione a beneficio delle vittime del conflitto interno.

“Il governo o induce all’errore o non dice la verità chiamando restituzione misure che non lo sono e questo è di una gravità inaudita” ha detto il senatore del Pda Jorge Enrique Robledo, che da tempo denuncia falle nell’ambizioso programma di restituzione delle terre voluto da Santos. Secondo dati ufficiali, dall’agosto 2010 fino al marzo scorso l’esecutivo ha “restituito” 850.000 ettari di terra ai legittimi proprietari ma secondo Robledo “nessuno corrisponde a terre rubate ai contadini, bensì ad altre figure legali”.

Anche Iván Cepeda, deputato del Pda, ha messo in risalto le incongruenze nel piano del governo, sottolineando che “non è chiaro neanche quante siano le terre sottratte, sei, dieci o 14 milioni”, menzionando le cifre contenute in diversi studi confrontate con quelle riportate dalle organizzazioni a tutela delle vittime del conflitto. Nella controversia sui dati, anche Yamilé Salinas, consulente dell’organizzazione non governativa Indepaz ha messo in dubbio l’esito del cosiddetto Piano d’emergenza lanciato alla fine del 2010 e concluso nel dicembre scorso. L’obiettivo del piano era la restituzione di 312.000 ettari a 130.487 famiglie “ma non ha avuto risultati”, ha detto Salinas, osservando che “c’è confusione sui diversi aspetti legali legati al tema della terra”.

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