Crisi: conference call tra Obama e i leader dell’Ue

ROMA- Nuovo ‘vertice’, questa volta in conference call, tra gli Usa di Barack Obama e i protagonisti dell’eurozona – Mario Monti, Francois Hollande e Angela Merkel – sulla crisi dell’Europa e “l’urgenza” di veder tornare il continente a crescere.
A pochi giorni dall’incontro di Camp David dove gli Usa, ma anche tutti i grandi del G8, hanno fatto pressing sui leader Ue per una strategia all’insegna della ripresa, ieri – a sorpresa – Obama, Monti, Merkel e Hollande sono tornati a fare il punto. In vista del vertice di giugno, quel consiglio Europeo da cui sono attesi segnali per una strategia di crescita che, fermo restando il necessario rigore, ridia fiato all’economia e mandi un segnale ai mercati. Perché la situazione preoccupa, con gli spread italiani e spagnoli a livelli di guardia, la voragine del debito di Madrid alle prese con un sistema bancario sull’orlo del collasso e l’incognita Grecia che pesa su futuro dell’euro.

Sulla conference call le bocche restano cucite. Ma certo è un segnale netto del pressing di Obama, sempre più preoccupato – anche a fronte della sua campagna elettorale – del rischio che i venti che soffiano in Europa travolgano anche il nuovo continente. Non è un caso che il presidente abbia voluto confrontarsi di nuovo con i tre maggiori protagonisti dell’eurozona. Con un presidente, quello francese, che della ‘crescita’ ha fatto il suo cavallo di battaglia. Ed un premier, quello italiano, che da mesi sta cercando di far breccia tra i partner per una strategia che, accanto alla disciplina di bilancio – considerata da Roma inderogabile – affianchi misure per la ripresa. A cominciare dagli eurobond, sui cui la Merkel continua a opporre il suo ‘nein’. Una cancelliera sempre più isolata che ieri ha ribadito la sua posizione, come lascia intendere una fonte del suo governo che riferendo della videoconferenza ha detto che si è parlato della necessità di bilanciare crescita e rigore. Ma che, probabilmente, ha dovuto fare i conti con un nuovo pressing Usa.

Di quegli Stati Uniti che sembrano essere rimasti delusi – secondo quanto riportava il New York Times all’indomani – di quanto emerso l’altra settimana a Bruxelles, dal vertice informale tra i 27 chiamato a fare da apripista all’appuntamento del Consiglio Ue del 28 giugno. Dal quale è uscito un accordo in chiave ‘crescita’ ma debole rispetto alle attese dei mercati: ricapitalizzazione della Bei, project bond e utilizzo dei fondi Ue inutilizzati – il pacchetto che i 27 hanno deciso di portare al Vertice del mese prossimo – sono segnali.

Ma non bastano di certo: l’Ue deve dimostrare di sapersi muovere davvero, con misure per proteggere i Paesi più vulnerabili di fronte alla speculazione, grazie alla solidarietà di quelli più forti. Come gli eurobond. Proposta su cui Monti ha insistito dall’inizio del suo mandato. Ma attraverso un occhio più ‘benevolo’, nel calcolare dal deficit, agli investimenti pubblici ‘produttivi’, così come ai debiti della Pa. Interventi, questi ultimi, in grado di ridare un po’ di potenza di fuoco alle economie del vecchio continente.

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