BREVI: AMERICA LATINA

Malvinas, petrolio: società britanniche nel mirino – Un procedimento giudiziario è stato avviato a carico di cinque compagnie petrolifere britanniche le cui attività nelle contese isole Malvinas sono considerate “illegali e clandestine” dal governo di Buenos Aires. L’accusa rivolta dall’Argentina alle società britanniche si inserisce in un clima di rinnovate tensioni con Londra, nel 30° anniversario dell’inizio della guerra del 1982 con la Gran Bretagna per le isole Malvinas (Falkland nella dicitura inglese). Cinque risoluzioni a firma del segretario per l’Energia, Daniel Cameron, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, sottolineano che “le compagnie svolgono attività illegittime e clandestine in quanto non dispongono dell’autorizzazione richiesta, rilasciata dalle autorità competenti, e operano in una zona sotto sovranità della Repubblica argentina”. Le risoluzioni mettono in causa le attività di Desire Petroleum, Falskalnd Oil and Gas, Rockhopper Exploration, Borders and Southern Petroleums e Argos Resources. In base alle legge, la dichiarazione di clandestinità apre la strada a procedimenti civili e penali, “anche per aver commesso reati in violazione con la legge doganale e fiscale” si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri. Lo scorso 15 marzo l’esecutivo argentino aveva già annunciato la prossima apertura di procedimenti giudiziari ai danni di alcune società petrolifere operative nelle Malvinas. Da Londra la risposta non si è fatta attendere: “L’esplorazione di giacimenti di idrocarburi nelle Malvinas è un’attività commerciale legittima. Assicuriamo il nostro sostegno alle società petrolifere in attività a largo delle coste delle isole” ha assicurato un portavoce del ministero britannico degli Esteri. Di recente, Londra si è schierata con Madrid e con l’Unione Europea dopo che la presidente Cristina Fernández ha deciso di espropriare il 51% del capitale dell’azienda petrolifera ‘Ypf’, riducendo così la proprietà dell’impresa spagnola Repsol dal 57 al 6%.

Giacimenti pre-salt in Brasile: un orizzonte di opportunità – “E’ iniziato tutto da un’idea di qualcuno che credeva nel fatto che non esistono barriere, solo opportunità. Abbiamo ora un orizzonte ancora più grande davanti a noi”. Petrobras, colosso brasiliano nel settore dell’oil & gas, commenta così le operazioni realizzate nell’ambito dell’esplorazione dei giacimenti di petrolio non convenzionale, anche noti come “pre-salt”, scoperti al largo della costa del sud-est del Brasile. Le riserve di greggio contenute in questi depositi, la cui capienza è stata finora solo stimata, rappresenta infatti un vero e proprio tesoro energetico e potrebbero portare il Brasile, nel giro di una decina d’anni, a posizionarsi come il maggior paese produttore di petrolio al di fuori dell’OPEC. Questi giacimenti di oro nero si contraddistinguono per la loro peculiare collocazione, cui devono il nome di pre-salt: si trovano infatti a una profondità compresa tra i cinque e i sette chilometri sotto il livello del mare, e precisamente sotto uno strato irregolare di sale che in alcune aree raggiunge uno spessore di quasi due chilometri. La produzione di greggio pre-salt, sviluppatasi solo di recente, rappresenta attualmente già il 2% della produzione totale di petrolio in Brasile e promette di distinguersi nei prossimi anni come il settore che godrà dei più alti tassi di crescita; secondo uno studio di Ernst & Young, questa percentuale è infatti destinata ad aumentare al 18% nel 2015 e al 40,5% entro il 2020, accordando allo Stato, entro lo stesso anno, un introito derivante dall’esportazione di petrolio di quasi 30 miliardi di dollari.

Messico, ex presidente Fox sostiene candidato dell’opposizione. Sinistra in forte ascesa – Hanno scatenato polemiche e finanche accuse di “tradimento” le dichiarazioni dell’ex presidente Vicente Fox (2000-2006), l’uomo che 12 anni fa riuscì a portare al potere il Partido Acción Nacional (Pan) battendo il Partido Revolucionario Institucional (Pri) che governava da 71 anni. In piena campagna elettorale per le presidenziali del 1° luglio, Fox ha esortato i messicani a sostenere il candidato del Pri, Enrique Peña Nieto, favorito nei sondaggi con circa il 40% delle intenzioni di voto, mentre Josefina Vázquez Mota del Pan continua a scendere. “Invito il popolo del Messico a questa riflessione: dobbiamo raggiungere l’unità, stiamo perdendo molto terreno come paese di fronte ad altri perché così non possiamo andare avanti. Dobbiamo serrare le file dietro a colui che vincerà” ha detto Fox in una conferenza stampa a Città del Messico. Di fronte a quella che è vista come un’affermazione certa per Peña Nieto, secondo Fox “dobbiamo consolidare il secondo posto” e “lavorare con intensità per ridurre il divario”; secondo posto peraltro non garantito a Vázquez Mota, dal momento che il candidato della sinistra, Andrés Manuel López Obrador, l’ha da tempo superata nei sondaggi fino a situarsi, secondo l’ultimo pubblicato dal quotidiano Reforma, alle spalle di Peña Nieto con appena 4 punti in meno. Se per Vázquez Mota le esternazioni di Fox “sono un assoluto controsenso” e il leader nazionale del Pan, Gustavo Madero, si è detto “sconcertato”, anche per López Obrador, “sono del tutto immorali”.