Libia, granate contro il consolato Usa

TRIPOLI – Granate rpg sono state lanciate contro il consolato degli Stati Uniti a Bengasi, città nell’est della Libia da cui nel 2011 sono partite le rivolte contro il colonnello Muammar Gheddafi. La notizia è stata riferita dal comandante di una milizia locale, Abdel-Basit Haroun, che collaborao con il governo per ripristinare la sicurezza. L’attacco, avvenuto ieri mattina, non ha provocato vittime, ma ha destato allarme a livello internazionale.

Terzi: “C’è preoccupazione”
“Sono colpito e preoccupato dall’attentato ad alcuni uffici dell’ambasciata americana a Bengasi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, nel corso dell’audizione in commissione Esteri di Camera e Senato, a Montecitorio. “Nessuno – ha proseguito il ministro – ha mai detto che il percorso di stabilizzazione di un Paese dove ha imperato una dittatura oppressiva e violenta sia un percorso agevole”. Il ministro ha però anche espresso speranza per le evoluzioni politiche in Libia, dicendo: “Siamo fiduciosi che le elezioni in Libia possano svolgersi prima dell’inizio del Ramadan, ossia entro il 20 luglio”. Il voto per l’assemblea costituente libica era inizialmente previsto per il 19 giugno.

Vendetta per Al-Libi?
L’attacco potrebbe essere una reazione all’uccisione di Abu Yahya Al-Libi, il numero due di Al-Qaeda preso di mira dai droni Usa nel Waziristan pakistano. Lo riferiscono fonti della polizia libica citate da diversi siti di informazione locali. Al-Libi è infatti un esponente libico di Al-Qaeda, la cui morte è stata confermata dalle autorità di Washington e smentita dai Talebani afghani. In Cirenaica, e in particolare nella zona di Derna, è stata più volte segnalata la presenza di cellule di al-Qaeda. Sempre fonti della polizia di Bengasi confermano che l’attacco è stato rivendicato dal gruppo del “prigioniero sceicco Omar Abdel Rahman”. Si tratta della stessa sigla che nelle scorse settimane ha rivendicato l’attacco alla sede della Croce Rossa di Bengasi. Lo sceicco Abdel Rahman è un simbolo per i militanti di Al-Qaeda. Si trova nelle carceri statunitensi perché è lì che è stato arrestato dopo un primo tentativo nel 1993 di far saltare il World Trade Center di New York, 8 anni prima di quello messo a segno da Osama Bin Laden.

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