Ecco il piano nazionale per la famiglia

ROMA – Da libro dei sogni a realtà. Il Consiglio dei ministri ha varato ieri il Piano nazionale per la famiglia che, per la prima volta nel nostro Paese, adotta uno strumento contenente linee di indirizzo omogenee in materia di politiche familiari. L’obiettivo – ha spiegato il Governo – è quello di garantire “centralità e cittadinanza sociale alla famiglia attraverso una strategia di medio termine che supera la logica degli interventi disorganici e frammentari avuti sino a oggi”. Insomma, si riconosce la famiglia come soggetto su cui investire per il futuro del Paese “senza cedere a logiche di mero assistenzialismo ma facendo leva sulla sua capacità di iniziativa economica e sociale”. Fortemente sostenuto dal ministro per la Cooperazione con delega alla Famiglia, Andrea Riccardi, il Piano nazionale per la famiglia, già elaborato dal precedente Governo, si era arenato nel confronto con le Regioni, che lamentavano l’assenza di finanziamenti dedicati e avevano apertamente parlato di ‘libro dei sogni’. Per questo Riccardi, riprendendo in mano il provvedimento, ha deciso di dare un segnale concreto attraverso il reperimento di fondi dedicati a due delle linee prioritarie del Piano, i servizi per la prima infanzia e l’assistenza domiciliare agli anziani.

Tre le priorità indicate nel Piano nazionale, le famiglie con minori, in particolare quelle numerose cioé con 3 o più figli; i nuclei con disabili o anziani non autosufficienti; quelli con disagi conclamati sia nella coppia sia nelle relazioni genitori-figli che richiedano sostegni urgenti. Tra gli interventi previsti, la revisione dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, fondamentale per accedere ai servizi e alle agevolazioni), considerando la valutazione del reddito in maniera favorevole alla famiglia e alla disabilità. Per quanto riguarda il capitolo dell’equità fiscale, il Piano indica la necessità di una fiscalità che vada incontro ai bisogni delle famiglie. Ampio spazio viene dedicato al lavoro di cura familiare, sia per quanto riguarda i servizi per la prima infanzia e i congedi genitoriali sia per gli interventi sulla disabilità e la non autosufficienza. C’è anche un capitolo dedicato ai consultori che prevede un potenziamento e una riorganizzazione di queste strutture, e uno dedicato all’immigrazione che prevede sostegni alle famiglie immigrate.

Attenzione viene dedicata anche alle politiche abitative per la famiglia, a pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro, al Terzo settore e alle reti associative familiari.