Crisi, Ue sollecita Madrid. Si teme effetto domino

BRUXELLES – Per il salvataggio della Spagna è ormai una questione di ore. Domani Madrid, salvo colpi di scena, presenterà la sua richiesta per ottenere dall’Eurogruppo il sostegno finanziario necessario per fare fronte alla crisi del settore creditizio e i ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro discuteranno i dettagli dell’aiuto europeo nel corso di una teleconferenza. Nessuno, a livello ufficiale, ha confermato il doppio appuntamento. Ma più fonti, nel corso della giornata, hanno avvalorato le indiscrezioni circolate fin dalla mattina. Del resto il tempo stringe. I mercati sono nervosi, le elezioni greche si avvicinano e Barack Obama continua a premere sull’Europa affinchè spenga al più presto il focolaio iberico.
Che la domanda di aiuti da parte di Madrid sia imminente lo ha fatto capire anche il vicepresidente della Bce, Victor Constancio. Il quale ha detto che ”le autorità europee stanno esaminando i problemi della Spagna. Ci aspettiamo una richiesta di aiuti per le banche” in tempi ”rapidi, ma non so se arriverà domani. Tutto è possibile”. E il ministro delle Finanze olandese, Jan Kees de Jager, non ha escluso lo svolgimento della teleconferenza con i suoi colleghi sottolineando l”’urgenza” di risolvere il problema spagnolo.
Da qualche giorno Madrid sta negoziando freneticamente con i partner europei le condizioni del suo salvataggio, il quarto dall’inizio della crisi dopo quelli decisi in favore della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo. Perchè la Spagna ritiene di non dover essere messa sullo stesso piano di questi Paesi e quindi non vuole essere sottoposta alle stesse, durissime, cure a base di lacrime e sangue imposte agli altri in cambio degli aiuti europei e del Fmi. Sull’ammontare dell’intervento le cifre sono ancora discordanti e vanno dai 40 ai 100 miliardi di euro in attesa che il Fondo monetario, forse proprio domani, renda nota la sua valutazione sulle esigenze di ricapitalizzazione delle banche iberiche in difficoltà. Ma una cosa è certa. Il governo di Mariano Rajoy, grazie al negoziato serrato condotto e al sostegno ottenuto dalla famiglia dei popolari europei – la stessa a cui appartengono il premier spagnolo e Angela Merkel – è riuscito a vincere almeno in parte le resistenze tedesche a dare luce verde alla concessione di aiuti, da parte del fondo salva-Stati Efsf, ‘mirati’ al risanamento delle banche. E quindi condizionati a interventi circoscritti esclusivamente, o quasi, al settore creditizio. Evitando così, per quanto possibile, effetti recessivi su un’economia già pesantemente in crisi.
A sollecitare l’Europa a dare una risposta rapida ed efficace al caso Spagna è stato oggi anche il presidente statunitense Barack Obama sottolineando la necessità, per l’eurozona, di rafforzare il sistema bancario iniettando capitale nelle banche indebolite. Obama ha anche ricordato ancora una volta che è nell’interesse di tutti che la Grecia resti nell’euro. E proprio l’avvicinarsi dell’appuntamento cruciale con le elezioni greche, fissate per il 17 giugno prossimo, e le nuove tensioni sue mercati hanno convinto Madrid e i partner dell’eurozona ad stringere i tempi del salvataggio spagnolo.

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