Prandelli volta pagina: “Con la Croazia sarà decisiva”

Pubblicato il 11 giugno 2012 da redazione

CRACOVIA – L’Italia che seduce, secondo definizione degli osservatori francesi, non lo ha fatto dormire per la tensione. Questo è solo uno dei paradossi che Cesare Prandelli, capace di una sorprendente e ostentata siesta alla vigilia con i campioni della Spagna, regala nel suo primo giorno di gloria da ct azzurro.

Quattordici milioni davanti alla tv (con il 70 per cento di share, dati da tv bulgara) nel pomeriggio di una domenica di metà giugno sono tanti: e lui li ha graditi, come pure i complimenti che gli sono arrivati da mezzo mondo, dal presidente Napolitano in giù. Ma lo spaventa la consapevolezza che “se Torres avesse messo dentro quella palla facile-facile adesso il clima sarebbe tutt’altro”. Dunque, esorta “calma, che la sfida più difficile è quella di giovedì a Poznan controla Croazia. Lorosono squadra difficilisima da intepretare, cambiano atteggiamento più volte anche nell’arco della stessa partita”.

E’ un Prandelli dal volto tirato, quello che si presenta a casa azzurri di Cracovia per fare il punto dopo la prima gara del girone C degli europei. Della gara di domenica con gli iberici ha rivisto “solo le situazioni di fase offensiva. Con la camera dall’alto si vede bene. Nel primo tempo siamo riusciti bene a gestire la situazione, con due passaggi la palla era alle punte. Cassano e Balotelli hanno avuto spesso l’atteggiamento giusto, le distanze sono state rispettate, ma le nostre punte avrebbero potuto e dovuto dare più profundita”.

Che significa? I due talenti dell’attacco rischiano il posto, considerato anche il dirompente sbarco a Euro 2012 di Di Natale? “Non parlo ora – ribatte il ct – delle scelte per giovedì: studieremola Croazia, e anche in base a dati scientifici le condizioni dei nostri, poi sceglieremo”. Ma conteranno le gerarchie o lo stato di forma? “In un torneo come questo le gerarchie non esistono come valore assoluto, conta di più la condizione fisica o nervosa. Detto questo, in linea di principio preferirei non fare molti cambi”. Eccola, la risposta che i molti inviati inglesi presenti aspettavano: Balotelli dovrebbe giocare di nuovo, c’é pane per i denti dei loro famelici tabloid. Prandelli dunque ha ancora parole dolci per il giovane del Manchester City (“guardate che il vituperato errore in area lo ha fatto dopo avere recuperato una palla straordinaria, è un giovane alla ricerca di maturità, gli suggerisco solo di non voler risolvere la gara ad ogni pallone che tocca e di cercare sempre la profondità”). E però, eccolo lì il secondo paradosso di giornata, ne ha di meno comprensive per il siderale De Rossi di domenica, “the wall”, il muro anche per gli inglesi di cui sopra.

“In generale – recita – preferisco parlare dei problemi con i giocatori, però sì, da lui mi aspettavo di più in fase di riproposizione del gioco: talvolta la nostra linea difensiva non aveva riferimenti e Daniele avrebbe dovuto fare un passo avanti per garantire un punto di appoggio. E’ vero, in difesa ha fatto una grande gara, ma per come vedo io il calcio lui ha le qualità per fare retroguardia e centrocampo insieme”.

E’ una grande dimostrazione di stima per il romanista, comunque: perché il ritratto che Prandelli fa è quello di un Beckenbauer del terzo millennio. Stima il ct la ostenta anche per Di Natale, che pure a lungo ha tenuto al largo dalla sua nazionale.

“Io – spiega il ct – ho cercato all’avvio della mia gestione di ridisegnare una squadra per il futuro, ma ho sempre detto che avrei tenuto in considerazione gli attaccanti dal rendimento altissimo, a prescindere dall’età. Lui lo è, così lo abbiamo inserito in questa avventura: è – conclude regalando l’ultimo dolce paradosso di giornata, lui che ha fatto della lealtà la bandiere della sua gestione – un giocatore che mi piace perché inganna sempre l’avversario: Pirlo gli ha dato una grande palla, ma che bello vederlo fintare e poi andare a rete contro gli spagnoli che avevano fischiato l’inno di Mameli”.

Visto che c’era, ci sarebbe stato bene un politicamente scorretto ‘olé’ ai lamentosi avversari iberici. Ma per il ct dell’etica, è già molto così.

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