La Farnesina «taglia» gli interpreti italiani

ROMA – Per esigenze di bilancio, il Ministero degli Esteri ha deciso di ridurre il numero delle riunioni del Consiglio d’Europa in cui delegati ministeriali potranno avvalersi di un interprete.

Dunque i funzionari italiani dovranno esprimersi in inglese e, soprattutto, essere in grado di capire quello che dicono gli altri. A criticare aspramente questa decisione – che il rappresentante permanente italiano presso l’UE, Ferdinando Nelli Feroci, ha definito “temporanea” nei giorni scorsi, visto che “sarà fatto il possibile per ripristinare il vecchio regime dall’anno prossimo” – sono la Federazione Esperantista Italiana e l’associazione “Nitobe –
per la democrazia e la giustizia linguistica”.

“La decisione del governo italiano di rinunciare agli interpreti verso l’italiano per una parte consistente delle riunioni del Consiglio dell’Unione europea, organo che riunisce i ministri degli stati membri – denunciano –genera un risparmio molto modesto, ma ha un costo molto più alto in termini di perdita di accessibilità al dibattito europeo e di efficacia dell’azione politica italiana. Altri paesi in crisi come la Spagna e la Francia non hanno tagliato sull’interpretazione”.

Inoltre, aggiungono, “il Ministro degli Esteri Terzi reca con questa politica un grave danno allo stato della lingua italiana, che sta subendo una progressiva ghettizzazione nell’UE ma anche all’interno di Italia e Svizzera”.

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