Le furie rosse si scatenano contro l’Irlanda

Pubblicato il 14 giugno 2012 da redazione

CRACOVIA – La Spagna esagera. Non si limita a vincere, ma impone un’umiliante lezione di calcio lunga 90 minuti all’Irlanda di Trapattoni, che è la prima eliminata degli Europei.

Il conto alla fine è di quattro gol: passivo pesantissimo, ma nemmeno esagerato per quello che si è visto in campo. La Spagna ha chiuso con un un possesso di palla di oltre il 75% e con un fraseggio estenuante non ha letteralmente fatto vedere la palla all’Irlanda, che non si è praticamente mai nemmeno affacciata (se non con un tentativo di Keane sul 3-0) dalle parti di Casillas. Se proprio vogliamo trovare un neo, a questa Spagna pressoché perfetta, è stato forse proprio quello di non aver infierito di più, soprattutto nel primo tempo conclusosi sull’1-0, compiacendosi un po’ troppo del proprio bellissimo gioco che a volte sconfina nello stucchevole quando sembra che Xavi e compagni vogliano entrare in porta col pallone. Poi, però, quando nel secondo tempo hanno deciso di fare sul serio sono arrivati anche gli altri tre gol, che portano la Spagna al primo posto nel girone, anche con una differenza reti favorevole rispetto alla Croazia.
La partita non ha avuto storia fin dall’avvio. El Niño Torres, in campo dall’inizio, ha dimostrato a Del Bosque che puntare su un attaccante di ruolo, in particolare su di lui, è una buona idea, ripagandolo con un gol dopo quattro minuti. Un gol da centravanti di mestiere, di rapina e di potenza. Il resto del primo tempo è stato un flipper senza gol.

Il raddoppio è arrivato in avvio di ripresa con un tocco di biliardo di David Silva. Il conto lo hanno chiuso, poi, ancora Torres, lanciato a rete da Silva; ed infine Fabregas, subentrato proprio all’attaccante del Chelsea per provare a dimostrare anche il teorema opposto: anche senza un attaccante di ruolo in campo la Spagna è comunque uno squadrone.

L’Irlanda ha poco da recriminare: Trapattoni ha provato ad opporre ai dominatori spagnoli un catenaccio fatto di grinta e fisicità, ma quando i palloni girano con quella velocità e quella precisione c’é ben poco da fare. L’assenza di un giocatore in grado di costruire un po’ di gioco in mezzo al campo si è rivelata drammatica, soprattutto al cospetto di Xavi (114 passaggi in 90 minuti), che in quel ruolo è forse il migliore al mondo. Se ne torna a casa in mezzo ai suoi correttissimi tifosi, che hanno cantato, applaudito e l’hanno incoraggiata con entusiasmo fino al fischio finale. Se ne torna a casa, ma non prima di aver giocato, lunedì prossimo a Poznan, con l’Italia. Al netto delle possibili combine e ‘biscotti’ (anche con il già famigerato 2-2 la Spagna avrebbe comunque la certezza di chiudere prima nel girone), l’Italia deve pensare a battere questa formazione oggettivamente modesta dal punto di vista tecnico e senza più nessun obiettivo da raggiungere in questa competizione. Ma forse ancor più pericolosa proprio perché gioca solo per l’onore. E con in panchina un saggio allenatore che cercherà di sfruttare al meglio questa motivazione per regalarsi, a 73 anni suonati, ancora un nuovo traguardo.

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