Monti: «Nessuna trojka, l’Italia ce la farà da sola»

Pubblicato il 16 giugno 2012 da redazione

BOLOGNA – ”La Merkel dice che l’Italia ce la fa, ma l’Italia ce la fa non perchè lo dice la Merkel”. Quando Mario Monti pronuncia questa frase la platea del Teatro Arena del Sole di Bologna esplode in un applauso. Il più lungo, ad eccezione di quando assicura che il ddl anti-corruzione si farà, se non altro per facilitare il ritorno degli investimenti in Italia.
Dal palco di ‘La Repubblica delle idee’, l’iniziatica del promossa dal quotidiano di largo Fochetti, il professore alterna realismo e speranza. Il messaggio che manda però è chiaro: l’Italia non intende finire sotto il ”tallone” della troika composta da Fmi, Bce e Commissione Ue; ce la farà da sola, senza avere soldi dalla Germania; ma allo stesso tempo chiede che l’Europa adotti in fretta misure ”concrete” per la crescita e in difesa dei Paesi ”virtuosi”.
Poi avverte partiti e sindacati, nessun passo indietro sul ddl lavoro che dovrà diventare legge prima del Consiglio europeo del 28 giugno, perchè in caso contrario l’Italia sarà penalizzata. Prima di lasciare Milano, inaugurando il ‘Vodafone village’ di Milano, il premier ammonisce sul permanere del rischio contagio:
– Ci siamo spostati dall’orlo del precipizio solo che il cratere si sta allargando e siamo di nuovo in una crisi – dice. Ricorda anche che il percorso della crescita è ”lungo e faticoso”, ma assicura che ”presto” si vedranno ”alcuni effetti”. Difende la politica del governo sulle dismissioni: anticiparle avrebbe voluto dire inviare un ”messaggio sbagliato al mercato”, è la sua replica. Poi, sul palco di Bologna, mentre fuori i centri sociali lo contestano, si sottopone alle domande di Ezio Mauro, Eugenio Scalfari e Claudio Tito. Si parla di Europa e del rischio che la Grecia, dopo il voto del fine settimana, esca dalla moneta unica. Dalle urne, afferma Monti, ”mi aspetto un voto favorevole alla permanenza nell’eurozona”. Il premier, pur con grande cautela, sostiene che in cambio si potrebbe proporre una ”dilazione” dei duri impegni imposti ad Atene. Non una ”rinegoziazione”, precisa, perchè Paesi come Portogallo e Irlanda protesterebbero, ma è pur sempre qualcosa. Venendo all’Italia, Monti sostiene che il Paese ha ”bisogno dell’Europa più di altri, non perchè più debole, ma perchè poco attenta al futuro”. Ma ciò non significa che intenda finire sotto il ”tallone” della troika.
Ricorda il suo ”no” a chi gli consigliava di ”accettare” gli aiuti internazionali. E spiega di aver preferito assumermi il ”grande rischio” di andare avanti ”da soli”, con un ”gruppo di italiani” al governo, sostenuti da una ”strana, generosa, temporanea coalizione”. Persuaso che anche così, ”da soli” ce l’Italia ce la farà.
Ciò non significa che l’Europa non serva. Tutt’altro. Per uscire dalla crisi, infatti, servono tre condizioni. Primo: il voto in Grecia non deva andare ”male” altrimenti – anche se non lo dice – la situazione potrebbe precipitare. Secondo: nelle prossime ”cruciali” settimane l’Europa deve adottare misure concrete per la crescita. Terzo: i paesi che hanno adottato ”politiche giuste”, come l’Italia, devono essere protetti. Su questo resta vago, ma è chiaro il riferimento a quel piano franco-italiano per introdurre meccanismi anti-spread in difesa dei paesi virtuosi. Anche l’Italia, però, deve fare la sua parte. In primo luogo proseguendo sulla strada del rigore. Ecco perchè ”non possiamo promettere riduzioni delle tasse a breve”. Si devono poi completare le riforme per non deludere i mercati. A cominciare da quella del lavoro.
– Devo arrivare al Consiglio europeo di fine giugno con la riforma sennò l’Italia perderà punti – avverte Monti con un occhio alle resistenze nel Pd. Per parte sua il governo si impegna a proseguire con politiche per la crescita, ma non di spesa, e a fare presto una ”ricognizione” sugli esodati cui seguiranno provvedimenti adeguati. Senza con ciò mettere in discussione Elsa Fornero che, precisa, ”non mi ha offerto le dimissioni”, che comunque ”avrei rifiutate”. C’è spazio per replicare a chi, come Angelino Alfano del Pdl, critica i miliardi “virtuali” del decreto sviluppo:
– La crescita – ironizza – non si fa con i soldi del bilancio pubblico sennò in Italia ci sarebbe dovuta essere una crescita stratosferica.

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