Micheloni (Pd): “Questo Paese e questa politica incapaci di dare al collegio Estero l’importanza che merita”

Pubblicato il 17 giugno 2012 da redazione

ROMA – Durante il dibattito all’Aula del Senato sulla riforma costituzionale ha preso la parola il senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa, che, dopo aver sottolineato di condividere la scelta di ridurre il numero dei parlamentari della circoscrizione Estero ma di considerare poco applicabili le modalità riportate nel testo della riforma, ha evidenziato di aver presentato tre emendamenti di cui uno volto ad integrare i parlamentari eletti del collegio Estero nel numero complessivo dei parlamentari previsti dalla riforma, in modo di dare un ulteriore contributo alla loro riduzione.

Micheloni si è poi soffermato sulla presentazione in Aula di 15 emendamenti con cui si chiede la soppressione del collegio Estero sottolineando come queste richieste siano in parte dovute alle vicissitudini che hanno coinvolto alcuni eletti all’estero, scandali e problemi di cui gli italiani all’estero sono le prime vittime, sia alla visione provinciale della politica che vive nelle Aule del Parlamento italiano.
– Non sono scandalizzato o sorpreso da questi emendamenti, me li aspettavo e trovo tre motivi alla base della loro presentazione – ha detto il senatore Micheloni -. Probabilmente il primo è legato agli scandali che abbiamo vissuto, uno dei quali anche qui in Aula, e riguarda Di Girolamo, che sappiamo come è finito. Però, come ho avuto occasione di dire più volte, questi scandali hanno tutti origine in Italia, cioè, scaricano sulla comunità italiana all’estero responsabilità che non sono sue. È evidente l’origine italiana del caso Di Girolamo.
Il senatore ha, poi, sottolineato che la stampa italiana ha erroneamente collegato il senatore De Gregorio «alle comunità italiane all’estero semplicemente perché lui si è costruito un partito che si chiama Italiani nel Mondo».
– Questo signore con gli italiani nel mondo non ha nessun rapporto – ha precisato -. E’ invece da ricollegare alla peggiore politica italiana, quella che si costruisce strumenti di potere appena c’è una novità legislativa. Appena si creò il collegio estero i signori furbi formarono un partito che portava il nome degli italiani all’estero, senza nessun collegamento con noi. Dunque, gli italiani all’estero sono vittime di questi scandali e di questi problemi. Un secondo motivo che trovo alla base di questi emendamenti soppressivi è da rintracciare probabilmente nel fatto che noi diciotto parlamentari eletti nella circoscrizione Estero (6 senatori e 12 deputati) in queste legislature non abbiamo brillato per le nostre attività e le nostre azioni. Non do lezioni a nessuno, mi prendo la mia quota di responsabilità: probabilmente abbiamo sbagliato ad integrarci eccessivamente nella politica e nei metodi di lavoro italiani, non facendo leva sulle nostre esperienze fatte in altre culture politiche e in altri Paesi. Il terzo motivo – ha proseguito – è quello che mi preoccupa di più e già nel 2007, nella mia prima legislatura in questo Senato, ho avuto modo di affermarlo: la visione estremamente provinciale della politica che vive nelle Aule del Parlamento italiano. Lo dissi all’epoca e lo riconfermo oggi. Sono rimasto veramente scioccato dall’assenza di senso di appartenenza e di senso dello Stato che ho trovato in quest’Aula; trovo invece una somma di interessi locali o particolari di settore della nostra società, ma non trovo la capacità di fare sintesi.
Dopo aver chiesto all’Aula di respingere questi emendamenti soppressivi della circoscrizione Estero Micheloni ha ricordato come gli italiani nel mondo abbiano contribuito e contribuiscano in modo determinante all’economia di questo Paese attraverso l’indotto delle rimesse, il pagamento dell’IMU e di altre tasse.
– Questo Paese e questa politica – ha aggiunto Micheloni – non sono stati invece capaci di cogliere l’opportunità che rappresentava il collegio estero e lo strumento che può rappresentare per la politica di questo Paese, per la politica internazionale, per lo sviluppo economico, per la promozione dell’Italia… i partiti italiani, chiusi nei loro particolarismi, non hanno percepito questa opportunità e noi, i 18 parlamentari all’estero, non siamo stati capaci di trasmetterla; dunque è una responsabilità comune.

Micheloni ha poi evidenziato sia la validità del sistema di rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo, una soluzione recentemente ricopiata dai francesi per l’elezione di 11 deputati delle comunità all’estero, sia l’importanza dei collegamenti con le nostre comunità nel mondo e l’impegno politico dei parlamentari del collegio Estero, che ha ad esempio portato, dopo un lungo lavoro parlamentare, alla ripresa del dialogo fra Italia e Svizzera. Micheloni ha infine sottolineato l’esigenza di mantenere anche in futuro le garanzie politiche date dal bicameralismo perfetto o, in caso di senato federale, di avere un egual numero di senatori in rappresentanza di ogni regione.

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