Revocato il carcere duro al boss Troia

Pubblicato il 18 giugno 2012 da redazione

PALERMO – Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, accogliendo la richiesta dei difensori, ha revocato il 41 bis, il carcere duro per Antonino Troia, boss mafioso di Capaci, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta.

I giudici di sorveglianza non mettono in dubbio che Troia abbia avuto un ruolo ‘’sicuramente di rilievo fino al 1992’’ come capo della famiglia mafiosa di Capaci e in ‘’quanto tale responsabile della strage del 23 maggio ‘92 e della commissione di altri quattro omicidi consumati nel ‘91’’. Ma, riconosciuto questo secondo i giudici, il provvedimento di proroga del carcere duro avvenuto lo scorso inverno a firma del ministro della Giustizia sarebbe “privo di adeguata motivazione”. Da qui la decisione di revocare il carcere duro.

“La perdurante operatività della famiglia mafiosa non risulta invece comprovata -scrivono ancora gli stessi giudici- nessuna delle vicende riportate dal decreto ministeriale appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell’interesse dell’organizzazione a intessere indebiti collegamenti con Troia”.

Nel provvedimento i magistrati scrivono che “alla stregua delle considerazioni svolte non appare plausibile ritenere che Troia costituisca ancora per l’organizzazione mafiosa di appartenenza un importante punto di riferimento decisionale che renda utile e necessario il mantenimento di difficili e pericolosi contatti con i membri liberi dell’associazione”. Per questo motivo “va disposto l’annullamento del decreto ministeriale emesso il 30 novembre 2011”.

Nel provvedimento, infine, i giudici di sorveglianza di Roma ribadiscono che “se è vero che il decorso del tempo non può da solo costituire elemento decisivo di valutazione è altrettanto illegittimo fondare il giudizio richiesto dall’articolo 41 bis esclusivamente sul ruolo esercitato 20 anni fa da persona che oggi, 70enne e malata, e sottoposta da 19 anni a rigorosissimo e afflittivo regime penitenziario non ha più avuto relazione diretta o indiretta con un’organizzazione che, pur nell’ambito di Cosa nostra, non è noto se sia localmente attiva e soprattutto in qualsiasi modo ancora legata a interessi legati a Troia”.

E a pagina 3 sottolineano che il provvedimento del ministro della Giustizia è “sguarnito di adeguata motivazione” perché la parte dedicata “alla posizione specifica è insolitamente breve e si limita a segnalare l’emissione di tre decreti di sequestro nei confronti di persone affiliate alle famiglie di corso dei Mille, Noce, Uditore e l’omicidio di due persone affiliate alle famiglie Galatolo e Santa Maria di Gesù”.

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