G20, Monti: “La crisi non nasce in Europa”

Pubblicato il 18 giugno 2012 da redazione

LOS CABOS – Come era prevedibile, il risultato del voto in Grecia entra prepotentemente nel dibattito al G20 di Los Cabos in Messico.

“I mercati non sono convinti che basti l’avvio di una soluzione politica greca soddisfacente per calmarsi, hanno in mente alcuni vizi d’origine della peraltro solida costruzione dell’euro, solida perchè ha retto bene tanti anni, ma ha dei vizi d’orgine che è compito degli europei di sanare” commenta il presidente del Consiglio Mario Monti, parlando a Los Cabos.

Il premier: “La colpa è anche degli Usa”
Quanto alle cause della crisi Monti sottolinea che sbaglia chi pensa che “l’Europa sia l’unica fonte di problemi perchè non lo è. I problemi dei mercati finanziari in questi mesi, in questi anni non hanno avuto origine da debolezze dell’integrazione europea, hanno avuto origine dai grandi squilibri macroeconomici di cui altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti, sono stati protagonisti”. Parole che giungono durante un G20 in cui l’Ue arriva da ‘sorvegliata speciale’ sotto il pressing degli altri partner, Usa in testa, che incalzano per avere risposte alla crisi del debito europeo. Una posizione che sta stretta all’Europa e al Professore: in questo momento “difficile e importante” in cui cade il G20 “non abbiamo problemi a confrontarci sui nodi europei in ambito più ampio, come questo vertice, ma sentiamo il diritto e la responsabilità di risolverli all’interno dell’Ue”. “Perché – rimarca il Professore incontrando i giornalisti di buon ora, prima di immergersi in una serie di incontri bilaterali che hanno preceduto l’avvio del summit – “bisogna lavorare su crescita, riduzione degli squilibri macroeconomici e turbolenze finanziarie ed è importante che ci sia un G20”, un’occasione per confrontarsi. Ma abbiamo il “diritto di prendere le nostre decisioni all’interno dell’Europa”, ribadisce il premier che in serata ha partecipato, con i leader Ue presenti a Los Cabos ed i vertici di Bruxelles, ad un incontro sulla situazione dell’eurozona con il presidente Usa, Barack Obama. Decisioni necessarie anche e sopratutto per un “euro più credibile” che ora impongono una “chiara road map con interventi concreti”. E per le quali – in vista del vertice di Bruxelles di fine mese – servono “lavori intensi” che “passeranno anche per Roma”, spiega ricordando l’appuntamento del 22 giugno con Merkel, Hollande e Rajoy nella capitale. Senza nascondere l’ottimismo per “prospettive che si stanno avvicinando”. Monti torna poi sulla Grecia. Lo aveva fatto già domenica quando a tarda sera era sbarcato in Messico, dopo un lungo volo nel corso del quale ha avuto anche una conference con i leader Ue. Un colloquio di “alto livello…”, ha scherzato riferendosi al collegamento in alta quota, dall’aereo. E si dice “rallegrato” del risultato elettorale, auspicando ora un “governo forte che rispetti gli impegni”. Come ha detto anche ai leader di Nd e Pasok: “li ho chiamati”, sottolinea spiegando di averli “incoraggiati”, soprattutto i socialisti, verso un “governo di corresponsabilità nazionale”. Sul capitolo greco il premier torna – incalzato da alcune domande dei cronisti – sulla ipotesi di “dilazioni” degli impegni di Atene, ribadendo come aveva fatto nei giorni scorsi – che può essere un’opzione ma sottolineando che è un aspetto da affrontare in Consiglio Europeo. Una ipotesi esclusa tout court invece dalla Merkel. Di certo comunque il voto greco non basta ai mercati, torna a spiegare Monti ribadendo la necessità di una maggiore “integrazione”, di un’unione politica. E mentre si avvia per una giornata intensa non dimentica di ricordare il cammino fatto dall’Italia negli ultimi mesi. A Cannes, nell’ultimo G20, l’Italia era “abbastanza, diciamo, al centro dell’attenzione”, dice sorridendo, mentre domenica un rapporto indipendente del G20 “ci fotografa al terzo posto, con il 90% degli impegni rispettati, nella classifica dei paesi che hanno portato a termine i loro “compiti”.

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