Lusi, sì all’arresto dal Senato: “Ai pm dirò una marea di cose”

Pubblicato il 20 giugno 2012 da redazione

ROMA – Il Senato ha detto sì alla richiesta di custodia cautelare nei confronti di Luigi Lusi, accusato dalla Procura di Roma di aver rubato milioni dalle casse della Margherita grazie al suo incarico di tesoriere. I sì sono stati 155, 13 i no e un astenuto. Il Pdl non ha partecipato al voto.

Dopo aver atteso l’arrivo della Guardia di Finanza nella sua villa di Genzano, il senatore è entrato nel carcere romano di Rebibbia poco dopo le 20.

“Non mi sento un capro espiatorio, sono una persona che sta vivendo un incubo e chiedo di essere rispettato per questo”, commenta Lusi parlando con i giornalisti dopo la decisione del Senato. Poi si dice disponibile di fronte ad una richiesta a dire “una marea di cose” ai magistati. Alla domanda se ritiene che sulla sua testa si sia giocata una partita più ampia di carattere politico generale, replica: “Questo mi pare evidente”.

“Ho notato che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale, così come ho visto che Enzo Bianco ha votato… Almeno Rutelli ha avuto l’intelligenza di non votare”, commenta ancora Lusi. Che aggiunge di aver avuto pressioni per dimettersi, “ma io voglio combattere”. Congedandosi con i cronisti, infine dice: “Ora lasciatemi andare dove devo andare”.

L’intervento di Lusi in aula al Senato
L’ex tesoriere della Margherita aveva detto di essere pronto ad assumere “per intero” le sue “responsabilità morali e politiche davanti a questa assemblea e davanti al Paese”. Ma, per quanto riguarda “le responsabilità penali”, Lusi aveva chiesto di vedergli riconosciute “le garanzie di un giusto processo senza inutili e devastanti forzature che possono appagare l’ondata di antipolitica crescente”. Aveva chiesto di non essere individuato come “il capro espiatorio” davanti “ai forconi della piazza”, come “il colpevole per tutte le stagioni dentro una vicenda che è pluridecennale”.

Poi le scuse. “Sento il dovere di pronunciare parole di personali scuse, un simbolico gesto di riparazione per la difficile situazione in cui versa la società italiana”, ha dichiarato l’ex tesoriere annunciando, dopo essersi appellato ai senatori “per esercitare la facoltà di non partecipare a questo voto”, che lui stesso non vota.

Entrando nel merito delle accuse, aveva detto: “Immaginare credibile l’affermazione, ascoltata in alcune conferenze stampa, secondo la quale nel partito, il solo tesoriere possa aver autonomamente assunto ogni decisione di spesa per 214 milioni di euro, non solo non è credibile ma non sarebbe neanche materialmente realizzabile”. Dito puntato, dunque, contro i vertici della Margherita corresponsabili, dice, nella vicenda della gestione dei fondi sottolineando che “la continuazione di flussi finanziari è stata gestita per comune assenso” anche per “accantonare le residua liquidità per finanziare le attività politiche dei dirigenti di quel partito”. E niente mezzi termini su Rutelli che ha cercato “di far ritirare firme già apposte per la richiesta del voto segreto”.

I lavori nell’aula sono iniziati con la relazione di Marco Follini con la quale ha chiesto il voto per l’arresto del senatore. “22 milioni di euro per un operaio della Fiat di Pomigliano d’Arco – ha affermato Follini nel suo intervento – sono l’equivalente di 1033 anni di stipendio, 11 mesi e 7 giorni. Per un insegnante di scuola elementare con una anzianità di 5 anni sono l’equivalente di 1238 anni di stipendio, 9 mesi e 21 giorni”.

Poco prima dell’apertura della seduta in Senato l’appello della capogruppo Anna Finocchiaro rivolto ai senatori del Pdl: “In questa circostanza tutti devono assumersi la responsabilità di decidere in modo netto, chiaro e trasparente”. La capogruppo democratica ha anche assicurato che il Pd “compatto” avrebbe votato a favore della detenzione di Lusi.

13 i senatori che hanno
votato contro: sei sono del Pdl
ROMA – I 13 senatori che hanno votato contro l’arresto di Luigi Lusi appartengono in maggioranza al centrodestra e due al gruppo misto. I senatori del Pdl contrari sono: Diana De Feo; Sergio De Gregorio; Marcello Dell’Utri; Piero Longo; Marcello Pera; Guido Possa. I senatori di Coesione Nazionale sono Valerio Carrara; Mario Ferrara; Salvo Fleres; Elio Palmizio e Riccardo Villari. Hanno votato contro, dopo averlo annunciato in Aula, anche il repubblicano Antonio Del Pennino ed Alberto Tedesco, entrambi del gruppo misto. Il senatore che si è astenuto è l’ex leghista Piergiorgio Stiffoni, ora passato al misto. Prima c’era stata la decisione del gruppo Pdl al Senato di non partecipare alla votazione al termine di una lunga riunione. Allo stesso modo il leader di Api, Francesco Rutelli, come parte offesa nel procedimento penale contro Lusi, non ha partecipato alla votazione per il suo arresto.

Saccheggio di 25 milioni di euro dalle casse
della Margherita
ROMA – Un’azione di saccheggio, una depredazione dalle casse della Margherita che supera i 25 milioni di euro. Su questo si basa l’indagine della procura di Roma che il 3 maggio scorso ha chiesto l’arresto, per il quale ieri il senato ha votato sì, per Luigi Lusi, ex tesoriere del partito, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita. Una richiesta dettata dal pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Clamoroso sviluppo di una inchiesta nata dopo che la Banca d’Italia, siamo nel dicembre dello scorso anno, segnala alla Guardia di Finanza movimenti sospetti su alcuni conti della Margherita per circa 13 milioni 500 mila euro. A gennaio il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Stefano Pesci interrogano Lusi che confessa: quel denaro è finito sui conti di società da lui controllate.

L’inchiesta sembra quindi chiudersi in tempi record con il patteggiamento ad 8 mesi e la restituzione di cinque milioni ma la vicenda, divenuta di dominio pubblico, si trasforma in affare politico. Dal lavoro degli inquirenti emerge che l’attività illecita di Lusi ha ben altre dimensioni. Un fiume di denaro, proventi dei rimborsi elettorali destinati ai Dl, che Lusi avrebbe fatto sparire tramite la creazione di società all’estero e investimenti immobiliari come l’acquisto di un appartamento in via di Monserrato, nel cuore del centro storico di Roma, e due lussuose ville a Genzano e Ariccia. Ma non solo. Per gli inquirenti questa massa di denaro sarebbe stata utilizzata anche per vacanze in costosissimi resort alle Bahamas, cene con conti da capogiro o soggiorni in alberghi da 2.600 euro a notte. Nell’inchiesta coinvolti anche la moglie del tesoriere, Giovanna Petricone, e due commercialisti, Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per effettuare artifici contabili sui conti Dl.

Per tutti il 3 maggio, giorno in cui viene richiesto l’arresto in carcere di Lusi, scattano gli arresti domiciliari.
L’ex tesoriere a quel punto, si difende, sostiene che la sua attività è figlia di un mandato fiduciario da parte del partito: investimenti fatti, a suo dire, per garantire al partito una futura liquidità. Il senatore afferma davanti ai magistrati che il suo era un ruolo di garante del ‘patto’ chiuso tra le due anime che compongono la Margherita. Il lavoro dei pm ha portato, in questi mesi, a tracciare tutti gli 88 milioni di euro finiti nelle casse del partito tra il 2007 e 2011. Di questi oltre 25 sono stati sottratti da Lusi. Circa 60 milioni, in base a quanto accertato, invece, sarebbero stati utilizzati dal partito per attività politiche (per i giudici del Riesame all’appello mancano ancora 50 milioni di euro, ndr). Le indagini dei pm ora si concentrano su alcuni assegni a vuoto per un totale di 2,5 milioni.

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