Sei i parlamentari ‘condannati’ dalle Camere

Pubblicato il 20 giugno 2012 da redazione

ROMA – Con Luigi Lusi sono sei i parlamentari per i quali le Camere, nella storia della Repubblica, hanno autorizzato l’arresto. L’evento è raro, ma in questa legislatura si è verificato un po’ più spesso: prima di Lusi, è capitato al deputato del pdl Alfonso Papa mentre un terzo parlamentare (il senatore pidiellino Nicola Di Girolamo) non ha aspettato il voto dell’aula e si è costituito in carcere dopo essersi dimesso.

Il primo episodio risale al 1955, quando il deputato del Pci Francesco Moranino, condannato per la morte di sette persone durante la Resistenza dovette affrontare il voto della Camera, che diede l’autorizzazione al suo arresto. Il parlamentare evitò il carcere fuggendo in Cecoslovacchia e fu graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat negli anni ‘60. Sandro Saccucci, del Msi-Dn, era accusato per l’omicidio di un giovane comunista, Luigi Di Rosa, a Sezze Romano nel 1976. L’autorizzazione fu concessa dalla Camera il 27 luglio 1976, quando Saccucci però aveva già lasciato l’Italia.

Toni Negri, professore universitario e capo dell’Autonomia operaia di Padova, era stato eletto deputato per il Partito radicale nel 1983, quando era in carcere in attesa di giudizio dal 1979. La richiesta di autorizzazione all’arresto per reati legati al terrorismo fu concessa il 21 settembre 1983, quando però Negri era già fuggito in Francia; tornerà in Italia nel 1997, scontando il residuo di pena. L’arresto di Massimo Abbatangelo, del Msi-Dn, fu autorizzato dalla Camera il 18 gennaio del 1984: era stato condannato per aver partecipato nel 1970 all’assalto con bottiglie incendiarie ad una sezione napoletana del Pci.

In questa legislatura il 20 luglio del 2011 la Camera ha detto sì all’arresto di Alfonso Papa, deputato del pdl finito nell’inchiesta sulla P4. Dopo 101 giorni passati nel carcere di Poggioreale, a Papa sono stati concessi gli arresti domiciliari. Il 23 dicembre dello scorso anno il parlamentare è tornato in libertà. Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl, ha invece anticipato il voto di Palazzo Madama che avrebbe potuto mandarlo dietro le sbarre nell’ambito di una gigantesca inchiesta sul riciclaggio e si è dimesso andando a costituirsi (3 marzo del 2010).

Diverso il caso di Cesare Previti: l’ex ministro è finito in carcere il 5 maggio del 2006, ma trattandosi di una condanna definitiva (sei anni per la vicenda Imi-Sir) non ci fu bisogno dell’autorizzazione del Parlamento. In ogni caso, Previti prima di costituirsi nel carcere romano di Rebibbia si dimise da senatore.

3 i graziati nel biennio 2011-2012
In questa legislatura altri tre parlamentari sono stati invece “graziati” dalle aule. Il 20 luglio del 2011 il Senato ha detto no all’arresto di Alberto Tedesco, del Pd, implicato nello scandalo della sanità in Puglia. Il 12 gennaio 2012 la Camera ha negato l’arresto del deputato del pdl Nicola Cosentino, inquisito dalla magistratura campana per presunta collusione con la camorra. No all’arresto anche per il deputato del Pd Salvatore Margiotta, il 18 dicembre 2008, quando la Camera si oppose alla richiesta avanzata dalla procura della Repubblica di Potenza nell’ambito di una inchiesta su tangenti sugli appalti per l’estrazione del petrolio in Basilicata. La legislatura che ha visto il maggior numero di richieste d’arresto è stata l’undicesima, fra il 1992 e il 1994; negli anni di Mani Pulite, le richieste furono 28 e furono tutte respinte (tra cui quelle di Bettino Craxi e Francesco De Lorenzo).

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