Casini: “Sì all’asse progressisti-moderati”

ROMA – La barca di Casini-Ulisse sembra aver superato definitivamente gli scogli delle sirene berlusconiane e, dopo mesi di navigazione incerta, punta dritta ad “un patto tra progressisti e moderati per governare l’Italia” del dopo Monti. “Ognuno vede che questo è un passo importante, politicamente di grande rilievo”, accoglie il segretario del Pd Pierluigi Bersani, come Pier Ferdinando Casini convinto che sia reale il rischio di elezioni ad ottobre, e forse proprio per questo già pronto alle grandi manovre insieme al leader Udc. La sortita dei centristi manda in fibrillazione il Pdl e scatena le critiche dei dipietristi. Dalla sinistra partono le bordate contro il Pd. Gennaro Migliore, esponente di Sel, se la prende con i democratici definendo un possibile accordo con i centristi come una ‘alchimia’ sulle spalle del Paese.

Il ritorno al centro della scena di Silvio Berlusconi, autocandidatosi a guidare ancora i moderati, fa dunque rompere gli indugi a Casini, che finalmente sceglie. “Berlusconi è tornato a dare le carte e a spingere il Pdl verso la solita deriva dl populismo – è la riflessione del leader Udc – Ero sicuro che sarebbe finita così. E’ la risposta a chi mi accusava di non fare una proposta per un grande partito dei moderati”.

Ecco quindi la virata di ieri verso il Pd, “per creare un asse tra progressisti e moderati, necessario a governare l’Italia, come capiscono anche tanti moderati del Pdl”. Casini promette che “ci sarà una nuova offerta politica alle prossime elezioni”. Un progetto che (all’insegna di una ricostruzione responsabile del Paese, stile dopoguerra) nelle intenzioni del leader Udc potrebbe includere Montezemolo, Passera, Fini, lo stesso Monti, pezzi di società civile, mondo del lavoro, associazioni, volontariato. In un quadro politico del tutto nuovo.

Ovvio che la pubblica manifestazione di intenti scateni reazioni di segno opposto. “Credo diventi sempre più evidente, in Italia e non solo, che il problema sia quello di costruire un patto tra le forze riformiste e democratico-costituzionali contro una destra che inevitabilmente viene risucchiata da tentazioni populistiche – osserva Bersani -. E’ la logica delle cose che porta a un patto di questo genere”. Generale anche il plauso di Fli (vicina alla Assemblea Nazionale di sabato, dove Fini, che era al corrente della posizione di Casini che ha sentito anche ieri, darà una precisa direzione di marcia), che da tempo chiedeva a Casini di prendere con coraggio le distanze da un Pdl ancora a guida berlusconiana. La via intrapresa da Casini ieri mette d’accordo le diverse anime di Fli e non è un caso che, da Bocchino a Della Vedova, il consenso sia unanime. Comprensibile invece la fibrillazione nel Pdl, che per Casini “è a un passo dalla confusione ed oscilla tra la proposta di uscire dall’euro e la manifestazione di ogni sentimento possibile a Monti”. Casini parla infatti di un patto tra moderati e progressisti in Italia, sulla falsa riga di quello che in Europa lega le famiglie del Ppe e del Pse, “per affrontare un’emergenza che è destinata a durare ancora a lungo”.

Ma per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl “altro conto è teorizzare un patto fra progressisti e moderati che, escludendo pregiudizialmente il Pdl, sarebbe solo la riproposizione del centro-sinistra classico, con Casini al posto di Prodi”. “Non si vede come possa Casini orientarsi nella direzione della sinistra più vecchia. Se lo farà, sarà un errore esiziale”, avverte il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, mentre da Maria Stella Gelmini ad Altero Matteoli a Gianfranco Rotondi, il Pdl critica la scelta di Casini. Ed accende, con Osvaldo Napoli, i riflettori sulle ambizioni del leader Udc: “Casini ha iniziato la sua rincorsa lunga per il Quirinale”.