Retribuzioni maggio ferme. Edilizia: 500.000 posti in meno

ROMA – Le retribuzioni contrattuali orarie a maggio restano ferme su aprile mentre salgono dell’1,4% su base annua, lo stesso livello già registrato nel mese precedente. Lo rileva l’Istat.

Nella media del periodo gennaio-maggio 2012 l’indice è cresciuto in termini tendenziali dell’1,3%. Con riferimento ai principali macrosettori, a maggio le retribuzioni orarie contrattuali registrano un aumento annuo dell’1,9% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. Nel dettaglio, i settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%); chimiche e telecomunicazioni (2,7% per entrambi); energia e petroli ed estrazione minerali (2,6% per entrambi). Si registrano, invece, variazioni nulle per l’agricoltura, per il settore alimentari, bevande e tabacco e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

A maggio la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,2%), su base annua, tocca una differenza di 1,8 punti percentuali, in lieve restringimento a confronto con aprile (1,9 punti).

Edilizia in affanno
L’industria delle costruzioni, dall’inizio della crisi, ha perso mezzo milione di posti di lavoro. E’ quanto emerge dai dati presentati ieri dall’Osservatorio congiunturale dell’Ance. Gli effetti sull’occupazione e sulle imprese sono pesantissimi, si legge nel rapporto, stimati 325.000 posti di lavoro in meno nelle costruzioni, che salgono a 500.000 unità considerando i settori collegati.

Nell’ultimo quinquennio, spiega poi l’Ance, sono 43 i miliardi di investimenenti in meno nel settore della costruzione. Dal 2008 al 2012, si legge nel rapporto, il settore avrà perso più di un quarto (-25,8%) degli investimenti, riportandosi ai livelli della metà degli anni ‘70.

A soffrire, secondo i dati Ance, sono tutti i comparti, a partire dalla produzione di nuove abitazioni, che nei cinque anni avrà perso il 44,4%, percentuale elevata anche per l’edilizia non residenziale privata con una diminuzione del -27,9% e i lavori pubblici, che registrano una caduta del 37,5%. In questo comparto, sottolinea il rapporto, la contrazione è iniziata nel 2005 e complessivamente la flessione raggiunge il -44,7%.

Anche per il 2012, prevede quindi l’Ance, ci sarà un calo degli investimenti (-6,0%) superiore al 2011 (-5,3%) e superiore alle stime previste (-3,8%) per quest’anno.

Ma il futuro non così nero: secondo le stime tracciate ieri, nel 2013 gli investimenti in costruzioni dovrebbero arrestare la loro caduta (+0,1% in termini reali rispetto al 2012). Ci sono infatti, spiega l’Ance, un miliardo e mezzo di investimenti attivabili da subito per effetto del decreto sviluppo, principalmente per effetto delle detrazioni per interventi di ristrutturazione ed efficentamento energetico.

Secondo l’Ance, per gli investimenti in abitazioni è previsto un incremento dell’1,7% per effetto di un aumento degli interventi di riqualificazione e di un’ulteriore flessione delle nuove iniziative. Gli investimenti nelle nuove abitazioni mostrano tuttavia una flessione dello 0,5% in quantità anche per il 2013.

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