Ok al Senato federale. Il relatore Vizzini si dimette

Pubblicato il 27 giugno 2012 da redazione

ROMA – L’Aula di Palazzo Madama ha votato a maggioranza l’emendamento della Lega sul Senato federale. Si è formata la vecchia maggioranza Pdl-Lega (con il voto di Coesione nazionale) e la proposta è passata con 153 sì, 136 no e 5 astenuti.
Dopo l’approvazione dell’emendamento leghista Carlo Vizzini ha rassegnato in Aula le proprie dimissioni da relatore sul ddl riforme. Vizzini ha spiegato che si è formata una nuova maggioranza rispetto a quella per cui aveva avuto un mandato, ossia quella dei leader di maggioranza, Alfano, Bersani e Casini. Toccherà alla prima commissione votare un nuovo relatore e per questo il testo, compresa la parte sul semipresidenzialismo, è stato rinviato in commissione.
“L’Aula del Senato ha detto sì al nostro emendamento che prevede la realizzazione di un Senato federale che riduce il numero dei senatori a 250 ed elimina i senatori eletti all’estero – ha dichiarato Federico Bricolo, presidente della Lega Nord al Senato – Abbiamo anche provato in tutti i modi a ridurre al minimo il numero dei senatori votando emendamenti che ne prevedevano almeno il dimezzamento. Purtroppo l’Aula non li ha approvati”.

Esulta Roberto Calderoli. “Evviva! Dopo più di vent’anni di battaglie con il mio emendamento otteniamo due risultati storici, da una parte la riduzione del numero dei senatori e dall’altra la creazione del Senato federale, lo strumento con cui il Paese può diventare finalmente federalista, rispetto ad un centralismo che ha rovinato il Paese e la sua economia” ha affermato il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega.

Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, punta il dito contro l’asse Pdl-Lega. “Lo spettacolo offerto oggi, in Senato, dalla rinnovata alleanza Pdl-Lega e dalla compiacente conduzione del presidente Schifani è indegno e avvilente – attacca Finocchiaro – Qui muore ogni possibile riforma costituzionale e, con essa, la riduzione del numero dei parlamentari. Lo sgorbio del Senato federale è il prezzo che il Pdl, che non è stato nemmeno capace di esprimere la propria dichiarazione di voto in merito per l’imbarazzo e la vergogna, deve pagare alla Lega per farsi votare il semipresidenzialismo nei prossimi giorni”.

“Pdl e Lega non possono certo pensare di cambiare la Costituzione ripristinando la vecchia maggioranza” avverte Pier Luigi Bersani. “Il colpo di mano a cui si è assistito al Senato – sottolinea il segretario del Pd – può dunque significare soltanto l’intenzione di destabilizzare la situazione e far saltare il banco delle riforme. Sia chiaro che, se sarà così, ciascuno dovrà prendersi le sue responsabilità davanti al Paese”.

Si è registrato anche un attacco frontale di Marcello Pera al presidente del Senato, Renato Schifani. “Lei sta conducendo i nostri lavori in modo politicamente orientato, è palese”, ha detto l’ex numero uno di palazzo Madama”. Pera si è lamentato in particolare della scarsità del tempo a disposizione e del fatto che gli sia stata data la parola in dissenso senza la certezza che fosse effettivamente così.

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