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Grecia: governo, mai violato patti su assunzioni nel pubblico – La Grecia non ha mai violato i patti sulle assunzioni nel settore pubblico. E’ quanto sottolinea il portavoce del ministro delle Riforme amministrative smentendo quanto riportato domenica scorsa dal settimanale To Vima secondo cui, citando un rapporto della troika, il governo avrebbe assunto 70.000 dipendenti pubblici violando così gli accordi con Ue e Fmi. “Le restrizioni in atto sono state fedelmente osservate”, ha detto il portavoce aggiungendo che i numeri del giornale sono sbagliati. “La Grecia non ha mai violato i patti”, ha sottolineato. “Loro parlano di 70.000 assunzioni ma in realtà si tratta di circa 20.000” tra 2010 e 2011, ha aggiunto. L’accordo internazionale prevede che si possa assumere un dipendente pubblico a fronte di cinque uscite, mentre in un secondo tempo il rapporto diventerà ancora più stringente pari a 1 a 10. Il ministero ha ammesso, tuttavia, che un eccesso c’è stato ma pari solo a 1.057 dipendenti.

Gibuti, 35 anni di indipendenza per l’ultima colonia francese in Africa – Una parata militare alla quale hanno partecipato l’esercito, la polizia e i reparti della Protezione civile: è con un piccolo corteo delle Forze armate, fiore all’occhiello del presidente Ismail Omar Guelleh, che Gibuti ha festeggiato il 35° anniversario dall’indipendenza dalla Francia. “Il nostro paese resta determinato a partecipare all’impresa di pacificazione della Somalia, volta a sollevare la popolazione dal giogo del terrorismo che crea ostacolo alla vita e allo sviluppo dell’intera regione” ha detto l’uomo forte di Gibuti, al governo dal 1999 e prima ancora a capo delle unità speciali e i servizi di intelligence. Poco prima, lungo la strada principale della capitale aveva sfilato il contingente Hiil, che con i suoi 700 uomini sarà di stanza a Beledweyne, nell’ovest della Somalia nell’ambito della missione africana Amisom. Indipendente dal 1977, ultima colonia francese nel continente a ottenere la libertà, la piccola repubblica incastonata tra Etiopia e Eritrea trae la sua fortuna da una posizione di grande interesse strategico: affacciata sul Golfo di Aden, di fronte alla punta più esterna dello Yemen, si trova lungo una delle rotte marittime più trafficate al mondo e rese sempre più insicure dalle scorribande di pirati somali. Il paese, che conta all’incirca 82.000 abitanti, ospita la principale base militare francese all’estero e l’unica base militare statunitense in territorio africano.

Angola, a casa gli ultimi rifugiati – Il prossimo pullman parte da Kinshasa stamattina. Trasporterà un pezzo di storia, ricordi dolorosi, ma anche la speranza di ricostruirsi una vita. Dove si è nati o dove sono nati i propri genitori, perché molti figli dei rifugiati non hanno mai visto né l’Angola né la guerra civile. I rimpatri volontari si sono intensificati nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi della scadenza di sabato, quando decine di migliaia di angolani sparsi tra la Repubblica democratica del Congo, lo Zambia, la Namibia o il Botswana non godranno più dello status di rifugiati. La decisione è stata adottata a gennaio alla luce dei cambiamenti avvenuti in Angola grazie a 10 anni di pace e alle ricadute economiche e sociali dello sfruttamento di alcuni dei giacimenti di petrolio più ricchi dell’Africa. “Soltanto dal Congo abbiamo assistito oltre 15.000 rimpatri – dice Leo Dobbs, un portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) – e il numero potrebbe salire presto fino a 40.000”. Il Congo è il paese che oggi accoglie il maggior numero di rifugiati angolani, circa 81.000. Seguono lo Zambia con 23.000 e, con un buon distacco, la Namibia e il Botswana. Secondo le ultime stime dell’Onu, all’estero restano circa 120.000 delle 600.000 persone costrette a lasciare l’Angola durante la lotta di liberazione anti-coloniale e il successivo conflitto civile.

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