PDL e Lega eliminano i Senatori all’estero

E così è caduta la maschera. PDL e Lega, ignari degli insulti con cui avevano condito la loro relazione nella tappa post-berlusconiana, hanno ritrovato l’antica amicizia per votare il Senato federale, ridurre il numero dei Senatori e spazzare via gli eletti all’estero.

Lo hanno fatto a dispetto delle lunghe ore trascorse in commissione alla ricerca di difficili equilibri, necessari in un paese democratico, quando si parla di riforme costituzionali. Un blitz che non tiene conto della delicatezza del momento che vede il governo Monti impegnato in difficili trattative internazionali e che svela il vero volto di queste forze politiche nei riguardi degli italiani all’estero.

L’acredine per risultati elettorali ben diversi da quelli sperati durante le prime elezioni nelle quali hanno partecipato gli italiani all’estero, l’impietosa rabbia con cui hanno scaricato le colpe sul Ministro Mirko Tremaglia, si sono tramutati nel pasticciaccio delle seconde elezioni e nel colpo di spugna di queste ore. Il mondo degli italiani all’estero da parte della destra italiana è visto come una zavorra da mollare e così hanno fatto alla prima occasione. A poco servono i balbettamenti di chi giustifica questa manovra con un aumento del numero dei deputati che dagli otto attuali dovrebbero diventare nuovamente dodici riassorbendo i quattro senatori cancellati. La nostra rappresentanza deve essere tale nell’intero parlamento ed essere messa in condizione di dare risposte adeguate ai propri elettori alla stregua di qualsiasi altro rappresentante democraticamente eletto.

Quante volte ho detto che xenofobie e intolleranze non hanno mai un solo obiettivo, che nell’immaginario di chi rifiuta le diversità, immigrazione ed emigrazione sono solo due facce della stessa medaglia. Quante volte sia io che gli altri parlamentari abbiamo percepito il rifiuto dei colleghi avvitati nei loro piccoli problemi di bottega, gli unici dai quali sapevano che sarebbero scaturiti voti sicuri. Gettare lo sguardo verso il mondo era chiedere troppo. Parlare di vera internazionalizzazione dell’Italia attraverso le sue comunità, tolte alcune eccezioni, era una fatica immane. L’unico della destra italiana che ha veramente creduto negli italiani all’estero, e lo diciamo nonostante le distanze ideologiche, è stato Mirko Tremaglia. Per gli altri esponenti sia del Pdl che, soprattutto della Lega, siamo una riserva indiana dalla quale attingere quando ce n’è bisogno. Tanto gli italiani saranno sempre il grande motore del brand italiano nel mondo.

Non so se questa riforma passerà alla Camera, ma se così fosse, spero che quando verranno a chiedere voti tra gli italiani all’estero per i pochi rappresentanti che comunque resteranno, i nostri connazionali sapranno fare gli interessi della comunità e non quelli di bottega dei professionisti dell’emigrazione.

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