Bersani: “Non voglio arruolare Monti”

LIVORNO – Il leader del Pd elogia il premier Monti e soprattutto il suo lavoro durante il vertice europeo. “Monti non voglio arruolarlo, ma che è una risorsa lo vedrebbe anche un bambino”. Bersani si chiede quindi come mai sia riuscito a fare un passo al summit di Bruxelles? “Perché Monti -ha sottolineato il leader Pd- ha giocato bene le sue carte, ma anche perché non c’era Sarkozy”. Bersani rilancia poi la patrimoniale. Quando sarà al governo il Pd, ci sarà “una Imu più bassa affiancata da una imposta personale su grandi patrimoni immobiliari” annuncia il segretario democratico specificando che “se non si farà ora, si farà dopo, quando saremo noi al governo”.

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, torna sul tema delle alleanze e assicura di voler “partire da un centrosinistra”. “Non sto facendo inciuci con nessuno – dice a margine della conferenza programmatica del Pd livornese-. Io voglio partire da un centrosinistra ma non da un centrosinistra di una volta, voglio partire da un centrosinistra di governo, dove non esistono teorie a scavalco o di proprietà transitiva per cui se ci sta uno deve starci anche l’altro, finché si arriva a Grillo: no, perché c’è da governarlo questo Paese”.

“Detto questo -ha proseguito Bersani- c’è una grandissima disponibilità nostra a discutere, sapendo che partendo da lì noi dobbiamo rivolgerci a tutte quelle forze democratiche, costituzionali, europeiste, che possono dare una mano a sconfiggere il populismo e la deriva di destra che si sta muovendo in Europa”.

Il segretario del Pd ha sottolineato come “le alleanze sono un ‘di cui’ rispetto all’Italia. Io parto da questo -ha osservato-
mi interessano molto ma non le si fa a prescindere dall’idea che abbiamo di questo Paese”.

In tema di grillismo e antipolitica poi, Bersani nota che “in Europa sta montando un populismo di destra, penso alla Francia di Le Pen, all’Ungheria, alla Finlandia. Vediamo cosa si sta muovendo anche in Italia di tendenze populiste, che sembrano persino nascere a sinistra, ma finiscono sempre a destra”. “Questo è il punto che abbiamo davanti, io cerco di svolgerlo – sottolinea Bersani – Vendola, Di Pietro, dicano se è un punto o no, perché da qui, per noi, non si prescinde”.
Per quanto riguarda il candidato premier, “abbiamo detto che faremo le primarie – ribadisce Bersani – non che si aprono le primarie, perché altrimenti saremmo da ricovero, chiamerebbero il 118”. E aggiunge: “Abbiamo davanti il problema dell’Italia in questo momento, quindi, quando sarà il momento ne parleremo”.

A tenere banco sono i dati sulla disoccupazione giovanile “che fanno paura”. Per il segretario del Pd “gli enti locali sono visti come una malattia, invece che come una possibile medicina. Devono essere usati per dare un po’ di lavoro e anche come sportelli sul disagio sociale”.

Bersani affronta poi il tema degli esodati. “Quanti sono? Un po’ di conti li abbiamo fatti anche noi, e per noi sono 270-0280 mila”. “La garanzia che voglio dare -assicura- è che su questo tema noi non molliamo. Nessuno in Europa lascia a casa la gente senza salari e ammortizzatori sociali. Poi, su come affrontarlo, vedremo quando andremo al governo”. Il segretario del Pd ha ricordato che “noi glielo avevamo detto in cinese -ha affermato riferendosi al governo- che sulla riforma delle pensioni c’era un buco. Abbiamo offerto una proposta, con un’uscita flessibile; la risposta è stata ‘no perché così si risparmia di meno’.