Dalla sanità 5 miliardi nel periodo 2012-2014

ROMA – Stretta sul numero di dirigenti e impiegati pubblici, accorpamento di uffici, tagli ai buoni pasto ed auto blu. E soprattutto risparmi sul fronte della sanità che, anche se non automaticamente, certo potrebbero portare alla chiusura dei piccoli ospedali, più costosi. Il decreto per la Spending Review è in rampa di lancio. Arriva sul tavolo del Consiglio dei Ministri, convocato oggi per le 17. Una riunione che, visti i molti aspetti della vita pubblica che vengono toccati, potrebbe durare a lungo, aprendo il dibattito tra i ministri. “Sarà un esercizio impegnativo”, non si nasconde il premier Mario Monti davanti alla ‘collega’ Angela Merkel, spiegando che dovranno essere tagliati sprechi e attivati meccanismi di efficienza. Sul tavolo arriveranno non solo le misure messe a punto dai ministri, così come chiesto dal premier Monti circa un mese fa. Ci sarà anche il piano Bondi dal quale si attendono circa i 2/3 dei 5 miliardi di intervento minimo che il governo punta a realizzare già per quest’anno.

Obiettivo primario è evitare l’aumento dei due punti Iva che scattano il primo ottobre, ma anche finanziare gli interventi per il terremoto, trovare le risorse per gli esodati. E, ultimo ma non per ultimo, rinsaldare i conti pubblici. Il fabbisogno a giugno è andato bene. Il deficit del primo trimestre all’8% invece è stato più alto del previsto. Il governo pensa di chiudere quest’anno al 2%, qualche decimo di punto sopra all’1,7% previsto dal Def. Ma questo significa che l’intervento tendenziale sul 2013 dovrà essere più incisivo, per confermare il pareggio di bilancio. Ecco perché, al momento, si è sicuri di bloccare solo un punto dell’aumento Iva del prossimo anno. Le bozze che circolano tra i diversi ministeri non sarebbero definitive. Solo nel taglia e cuci del Consiglio dei Ministri si capirà l’impatto totale, che potrebbe arrivare quest’anno ad 8 miliardi per poi salire di valore.

Nei testi che circolano manca ancora l’approccio di Mister Forbici. Ma il metodo scelto è chiaro. Con tecniche statistiche il supercommissario taglia-spesa ha incrociato i dati dell’Istat e quelli della Sose, la società che con le sue capacità di elaborazione ha stilato gli “studi di settore” che inchiodano sui guadagni da dichiarare il complesso mondo dei lavoratori autonomi. Così Enrico Bondi ha passato al setaccio i primi 60 miliardi di spese dei 100 miliardi che, in base al dossier del ministro Piero Giarda, sono quelli su cui accentrare l’attenzione. Sulla sanità, per esempio, ha identificato così i settori su cui fare risparmi che – giurano i tecnici – non riguardano beni e prodotti sanitari, ma spese per acquisti di beni diversi. Identificato un livello di efficienza, gli incroci statistici consentono di tirare una linea, sopra la quale le spese vanno tagliate. I tagli identificati dai diversi ministeri sono tantissimi.

Ci saranno accorpamenti di 28-36 tribunali, riduzione degli armamenti, meno spese per le università, abbattimento dell’aggio riconosciuto ad Equitalia e del compenso per i Caf, dimezzamento delle auto blu. Molti gli interventi che peseranno sui “travet”, ma anche sui dirigenti pubblici. Non ci sono solo tagli numerici del 10% del personale e del 20% dei dirigenti. Si “stringono gli uffici anche negli spazi, viene fissato un tetto a 7 euro per i buoni pasto, si incide sulle ferie che se non godute non verranno pagate. Si tagliano i permessi sindacali e anche le comunicazioni ai sindacati. Uno dei nodi riguarda la sanità. Gli interventi varrebbero 5 miliardi in tre anni: 1 nel 2012 e 2 in ciascuno degli anni successivi. Si incide sulla spesa farmaceutica e anche sui posti letto.

“Nessuna chiusura automatica di ospedali verrà imposta da Roma”, dice il ministro della Sanità Renato Balduzzi. Ma certo il cerino passa nelle mani delle Regioni che dovranno garantire i risparmi. Ma il varo da parte del Cdm sarà solo il primo passo. Sindacati, associazioni e partiti sono alla finestra. Tutti favorevoli ai tagli, ma anche contrari ad una ulteriore stretta sul fronte sociale che potrebbe pesare sui cittadini. L’esame parlamentare rischia di diventare rovente. E non solo perché l’iter impegnerà le due Camere anche ad agosto.

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