Paraguay, dalle ong un’analisi del golpe

ASUNCIÓN – ‘Base Investigaciones Sociales’ (Base-Is), organizzazione non governativa impegnata nei campi dello sviluppo rurale e della sicurezza alimentare, offre una lettura netta di quanto accaduto in Paraguay nelle ultime settimane, disegnando i possibili scenari per il 2013, anno elettorale. In un documento rilanciato da diversi media latinoamericani, parte dall’inquadramento della destra, “forse una delle più arretrate, reazionarie e servili in America Latina, prodotto del particolare sviluppo capitalista in Paraguay e della sua storica vocazione autoritaria” accusandola di aver pianificato – “molto probabilmente assistita dall’ambasciata degli Stati Uniti” – questo “colpo di Stato”. L’istituto fondato dal sociologo Tomas Palau, recentemente scomparso, sostiene poi che la strage di Curuguaty, che ha innescato il processo di impeachment nei confronti del presidente Fernando Lugo, “è stata pianificata in anticipo, attuandola quando si era certi di raccogliere voti sufficienti in Parlamento” in uno scenario contraddistinto dalla corruzione politica, dai “media commerciali di disinformazione” e dagli imprenditori che formano l’alleanza della classe dirigente dominante.
A detta dell’istituto, la leadership del Partito Radical Liberale Autentico (Plra) del successore di Lugo, Federico Franco, “ha tradito le proprie basi e la lotta storica di questo partito per la democrazia fin dai tempi della dittatura, scavando la sua fossa politica. Sono caduti nella trappola del Partito Colorado, per le ansie di essere presidente di Federico Franco, anche per nove mesi, anche a costo di rompere il processo democratico”.

I parlamentari, rappresentanti della grande industria, “sono ricorsi a mezzucci per rimuovere illegittimamente il governo del presidente Lugo, hanno violato i minimi requisiti giuridici per dare formalità alla pagliacciata realizzata in entrambe le camere del Parlamento, accompagnata dalla sfrontatezza dei ministri che erano stati per giorni parte attiva del governo deposto, per poi accusarlo di scarso rendimento”.

Se sul piano della “performance” il governo Lugo è stato scarso come i precedenti – non ha mantenuto la promessa di una riforma agraria mentre agrobusiness e capitalismo hanno continuato a crescere, sebbene sia avanzato al livello di politiche pubbliche – è stato però l’unico a essere giudicato. Secondo Base-Is, la vittima designata era Lugo, il cui cammino è stato ostacolato fin dal suo arrivo alla presidenza, nel 2008, dopo 60 anni di Partido Colorado, per impedire che fossero toccati gli interessi dei proprietari terrieri e dei “signori della soia”. Ma l’obiettivo finale è “smobilitare e cercare di smantellare la forza elettorale che la sinistra paraguayana, riunita nel Frente Guazú, ha accumulato in questi quattro anni di democrazia”.

L’istituto riassume quelle che a suo parere sono stati veri motivi dell’impeachment. Il veto di Lugo all’aumento di budget per assumere attivisti politici – con una spesa di 150 miliardi di Guaraní, poco più di 50 milioni di dollari – a pochi mesi dalle elezioni. L’inizio del dibattito su circa otto milioni di ettari distribuiti arbitrariamente dal dittatore Stroessner e dai suoi successori Colorados, attualmente utilizzati per la coltivazione di soia ogm e le azioni del Servicio nacional de calidad y sanidad vegetal y de semillas (Senave) che ha bloccato la diffusione commerciale di altri ogm. “Non si potevano mettere in pericolo – scrive Base-Is – gli interessi delle grandi multinazionali dell’agrobusiness come Cargill e Monsanto”. Impedire, infine, che il governo popolare di Lugo potesse essere capitalizzato dal Frente Guazú alle elezioni del 2013.

Fonti di stampa latinoamericane sollevano nel frattempo pesanti interrogativi sulla figura di Federico Franco, il nuovo presidente non ancora riconosciuto da molti governi della regione che non può contare su una solida alleanza parlamentare e comincia anche ad accumulare accuse di “clientelismo” dopo la nomina di due parenti ad importanti cariche pubbliche.

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