Severino con Napolitano: “Telefonate restino segrete”

ROMA  – La decisione del capo dello Stato di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la Procura di Palermo per le intercettazioni raccolte sull’utenza di Nicola Mancino trova un alleato nel governo che, con il ministro Paola Severino, si schiera a favore della ‘segretezza’ delle conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica. Ma un fiero avversario in Antonio Di Pietro, che innesca una nuova dura polemica politica. E viene guardata con favore dal Pdl che torna a chiedere a gran voce una riforma degli ascolti.

– Se non ora quando? – chiede Gaetano Quagliariello.

Con Berlusconi c’è stata ”arbitrarieta”’, tuona Fabrizio Cicchitto, ma ora le intercettazioni ”vanno regolamentate”. Le altre forze della maggioranza ribattono, come fa il Pd con Donatella Ferranti che invita a ”non strumentalizzare una vicenda che riguarda solo le prerogative del Colle”, ma allo stesso tempo assicurano che, trattandosi di ”vicenda troppo delicata”, nessuno rimetterà mano alla disciplina degli ascolti senza che prima non si sia pronunciata la Consulta.

E anche i costituzionalisti interpellati, tra cui Andrea Morrone dell’Università di Bologna, non hanno dubbi: essendoci un vuoto normativo toccherà alla Consulta sciogliere ogni dubbio.

Il Guardasigilli Paola Severino, dal canto suo, sostiene che va salvaguardata l’istituzione Quirinale ”soprattutto in un momento di crisi come l’attuale”. Ed è anche per questo, dichiara, che diventa importante ”mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato” a prescindere dalla decisione che verrà presa.

– Il tema – insiste – è vedere se anche per le intercettazioni, che casualmente e quindi lecitamente, hanno riguardato il capo dello Stato si debba applicare la procedura prevista dal codice o una normativa speciale.

Nel caso di Scalfaro, ad esempio, si ricorda alla Camera, anche lui oggetto di indagini per la vicenda dei ‘fondi neri’, furono gli inquirenti a decidere di sospendere l’inchiesta fino alla fine del suo mandato al Quirinale. E invece, incalza Di Pietro, i magistrati della Procura di Palermo (che indagano sulla trattativa Stato-Mafia nell’ambito della quale hanno disposto le intercettazioni sull’utenza di Mancino) ora devono ”Resistere, resistere, resistere!”. Citando la celebre frase di Borrelli ai tempi di Mani Pulite.

– Una scelta cosi’ drastica da parte di Napolitano infatti – aggiunge – non nobilita le istituzioni, ma le mortifica.

E poi, chiede, perchè mai il presidente della Repubblica non vuol far sapere il contenuto dei suoi colloqui con Mancino? E se anche il giudice decidesse di distruggere quelle intercettazioni, sottolinea l’ex Pm, prima si dovrebbero ascoltare le parti in un’udienza ad hoc: cosa che il Colle vorrebbe evitare per non far diventare di pubblico dominio i contenuti delle telefonate.

La critica di Di Pietro fa infuriare il Pd.

– Indecenti attacchi al Quirinale – commenta Bersani.

– E’inaccettabile! –  rincara la dose Andrea Orlando.

– Ha superato ogni limite! – sostiene Anna Finocchiaro.

Marco Follini invece la butta sul politico:

– L’attacco rade al suolo ogni possibilità di alleanza con l’Idv.

Ma trova un”asse’ con Rita Borsellino che non esita a definire ”inopportuna” la scelta di Napolitano.

– Mi sento stordita, come se fossi stata schiaffeggiata – ammette -. Il rischio – sottolinea la sorella del magistrato ucciso – è che il gesto del Colle venga percepito come un ostacolo alla ricerca della verità su ciò che accadde 20 anni fa’.

– Il fatto, interviene – il capo dell’Antimafia Piero Grasso – è che i magistrati di Palermo hanno agito in buona fede, secondo come ritenevano fosse giusto applicare la legge. Ora la questione – afferma – è in buone mani visto che deciderà la Consulta.

E non sarà facile perchè è vero che a norma dell’ art.90 della Costituzione non si potrebbe indagare sul capo dello Stato senza che prima sia stato messo in stato di accusa per alto tradimento o attentato alla Costituzione. Ma è anche vero che non esiste una norma che regolamenti le intercettazioni indirette. Anche quelle che riguardano il Quirinale