Nuovo incontro dell’Eurogruppo, i mercati attendono l’accordo

ROMA – È stato fissato per lunedì 23 luglio il prossimo incontro dell’Eurogruppo dei 20. Da questa riunione dovranno emergere i dettagli definitivi sulle modalità di erogazione degli aiuti alla Spagna per ricapitalizzare le banche. Un vero e proprio giro di boa. Dal modo in cui l’Eurozona gestirà la crisi spagnola, per ora confinata a parte del sistema bancario, dipenderà altresì il futuro dell’Italia. Se l’accordo con la Spagna dovesse risultare gradito ai mercati, due catene verranno spezzate: il legame tra rischio-sovrano e rischio-ba nca, ed il rischio di contagio tra i due Paesi. L’accesso ai mercati da parte di Madrid dovrà necessariamente rimanere aperto, in virtù del calo del differenziale Bonos/Bund.
L’Italia, qualora tutto questo dovesse verificarsi, trarrebbe un indubbio beneficio dalla risoluzione della crisi spagnola. Bisogna soltanto augurarsi che qualcosa non vada storto. E non sarebbe la prima volta. I ministri dell’Economia dei 17 potrebbero non trovare l’accordo.

La Finlandia è sempre pronta adostinarsi intorno alla richiesta di garanzie collaterali, questa volta per la sua quota di aiuti alle banche spagnole, creando un altro precedente e una corsia preferenziale che a lungo andare può mandare in tilt il sistema di aiuti. La Germania potrebbe optare per un riferimento vago alla perdita dello status di creditore privilegiato da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità, lasciando i mercati sulla graticola a cuocersi nel dubbio. La Spagna potrebbe tentare di alleggerire gli impegni nel “Memorandum of Understanding” e la condizionalità agganciata agli aiuti. I mercati sperano dunque di non svegliarsi con una brutta sorpresa.Parte del conto della ricapitalizzazione delle banche spagnole sarà pagata dai privati, nella forma di perdite sui prestiti subordinati. Ma se questo venerdì emergessero altre perdite imposte ai detentori dei b ond senior delle banche spagnole più disastrate, questa notizia sarebbe inizialmente destabilizzante.

Deludere i mercati, in piena estate, significa rinsaldare, non spezzare, le catene del contagio tra Stati e banche, tra Italia e Spagna.

Il colpo grosso che i Paesi dell’Eurozona tentano di realizzare, ora con le banche spagnole ma in futuro anche con lo scudo anti-spread, è di aiutare la Spagna ed eventualmente l’Italia (quest’ultima solo nel contenimento del costo di rifinanziamento del debito pubblico) con un meccanismo di soccorso alternativo a quello attivato per Grecia, Irlanda e Portogallo. I tre Stati europei oggetto di salvataggio, finora, hanno rinunciato a emettere titoli di Stato a medio-lungo termine per almeno tre anni. L’Eurozona ed il Fondo Monetario Internazionale si sono prestati a sostituirsi ai mercati per un triennio.

Questo tipo di impostazione non funzionerebbe tuttavia per Spagna e Italia perché i firewalls si rivelerebbero infatti inadeguati. I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) ed i Bonos (titoli di Stato spagnoli) in circolazione ammontano a oltre 1.500 miliardi di euro ed il Meccanismo Europeo di Stabilità neppure se coadiuvato dal Fondo Monetario Internazionale potrebbe far fronte ai 30 miliardi al mese di aste a medio-lungo termine in programma nell’immediato futuro. Il meccanismo del bail-out (espressione tesa ad indicare il salvataggio di un’azienda in crisi da parte dello Stato, solitamente attraverso un prestito) dovrà andare in soffitta e cedere il posto a interventi mirati, banche o spread. Una scommessa che vale la pena tentare. La riapertura dei BTP triennali, chiusa in settimana con successo, indica che anche i mercati desiderano un finale felice per questa delicata vicenda.

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