Partiti ancora distanti: Pdl per lo spagnolo e Pd per il francese

ROMA – Partiti ancora in ordine sparso sulla legge elettorale. Nel comitato ristretto della commissione Affari Costituzionali del Senato, i gruppi hanno oggi indicato, come da copione, la propria ‘prima scelta’, quello che considerano l’optimum di riforma. E la fotografia che ne è venuta fuori è inevitabilmente quella di posizioni, almeno sulla carta, distantissime. Il Pdl si dichiara per lo spagnolo, il Pd per il francese, l’Idv per il ritorno al Mattarellum, l’Api per il tedesco, Coesione Nazionale per una legge ‘ponte’ in vista di una prossima legislatura costituente.

Per ora, tira le fila il presidente della commissione Carlo Vizzini, ‘’ciascuno ha detto ciò che farebbe se avesse la maggioranza assoluta’’ e dunque non si è ancora nella fase delle proposte di mediazione. Ma tant’è: il quadro appare assai frastagliato. Ai relatori, una volta che sarà terminato questo primo giro di tavolo il compito di fare una sintesi.
– Se dovessi scommettere scommetterei che non andiamo a votare con l’attuale legge – rassicura Vizzini ma, in ogni caso i tempi, sembrano un po’ più lunghi dei dieci giorni ipotizzati in capigruppo per elaborare un testo unificato.
– Chi si aspettava una soluzione celere resterà deluso – sintetizza il senatore dell’Idv Pancho Pardi.

Fa discutere, poi, la scelta del Pdl di indicare come preferito il modello spagnolo che non prevede le preferenze (ma liste bloccate molto corte). Una decisione che manda su tutte le furie gli ex An. Certo il Cavaliere non era mai stato troppo appassionato di questo meccanismo ma gli ex aennini pensavano di avergli fatto cambiare idea facendogli notare che il mantenimento delle liste bloccate (previste nel ‘modello Madrid’) poteva non essere capito dagli elettori. Non è stato così. E dunque, nonostante Gaetano Quagliariello specifichi che il Pdl non ha preclusioni sulle preferenze, gli ex An sono sulle barricate. E minacciano di raccogliere le firme nei gazebo per l’introduzione delle preferenze.

La scelta dello spagnolo da parte del Pdl, tra l’altro, allontana di fatto anche l’Udc nel momento in cui sembrava invece
possibile un’intesa con i centristi e con la Lega almeno su questo punto. Casini e i suoi l’altro giorno avevano giudicato con favore la proposta in questo senso uscita dalla segreteria del Carroccio, che aveva avuto anche l’ok di Ignazio La Russa e che è stata formalizzata ieri. Un proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 45% dei voti; sbarramento al 4 o al 6% in tre regioni e, secondo quanto si apprende, una sorta di primarie al momento della corsa elettorale ipotizzando che sia candidato premier chi nel partito prende più voti.

– Puo’ diventare il testo base – dice fiducioso il senatore Roberto Calderoli. Ma non è detto che sia possibile data anche l’ultima presa di posizione del Pdl e la contrarietà del Pd. Intanto ripartono in Aula sempre al Senato le riforme costituzionali. Con una navigazione che si preannuncia perigliosa dato che manca il relatore dopo che Vizzini si è dimesso a seguito dell’approvazione del Senato federale. Oggi si dovrebbe votare sul presidenzialismo e sarà dunque un’altra volta alla prova l’asse Pdl-Lega. Ma, anche se dovesse passare, non ci sarebbero nè i numeri alla Camera né i tempi tecnici per approvare l’intero pacchetto.

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