Siria, attentato a Damasco Governo di Assad decapitato

DAMASCO – Colpito il cuore del regime in Siria. Ieri mattina un attacco sferrato contro la sede della sicurezza nazionale a Damasco ha ucciso il ministro della Difesa siriano, generale Dawood Rajha e il suo vice, Asif Shawkat, capo dei servizi segreti militari e cognato del presidente siriano Bashar al-Assad.

Morto anche il generale siriano Hassan Turkmani, capo della ‘cellula di crisi’ che coordina le azioni contro i ribelli e consigliere militare di Assad, secondo quanto confermato dalla tv libanese degli Hezbollah, Al Manar, che cita “fonti siriane”. Nell’esplosione è rimasto ferito anche il ministro dell’Interno Assef Shawkat, inizialmente dato per morto dalla tv libanese Al Manar del movimento sciita Hezbollah.

Il ministro della Difesa è stato il primo cristiano nominato a questa carica, fino a prima sempre riservata ad un membro della comunità alawita, a cui appartiene anche il presidente Bashar al Assad. Rajha,che aveva 65 anni e apparteneva alla comunita’ greco-orotodossa, era la più alta autorità cristiana nel governo siriano. Al suo posto è già stato nominato ministro Fahd Jassem al Freij.

L’attentato è stato sferrato nel quartiere di al-Rawda, nella periferia della capitale siriana, mentre all’interno dell’edificio che si trova a circa un chilometro di distanza dal palazzo del presidente Assad, era in corso una riunione di ministri e alti ufficiali dell’esercito. Diversi i feriti, molti in gravi condizioni. Tra di essi anche alcuni esponenti del governo e alti ufficiali dell’esercito presenti al summit e portati all’ospedale Shami, successivamente circondato dalla Guardia repubblicana.

Due le rivendicazioni dell’attentato. La prima è arrivata sul web da diversi attivisti dell’Esercito siriano libero, che riunisce disertori e oppositori armati, schierati contro il regime siriano. La seconda è del gruppo islamico Brigata dell’Islam, che sulla sua pagina Facebook sostiene che l’attentato è stato eseguito da uomini del suo battaglione ‘Brigata dell’Islam’.

L’Esercito libero siriano (Els) ha annunciato il successo di un’operazione che ha ucciso vari responsabili di ‘’barbari massacri”. Ma per Damasco si tratta solo dell’“ultimo capitolo della cospirazione americana-occidentale-israeliana contro la Siria”, ha detto il il ministro dell’Informazione, Omran al Zubi, alla tv siriana. Ma questi Paesi, ha aggiunto al Zubi, “hanno commesso un errore non tenendo in considerazione la forza dell’esercito e del popolo siriani”.

La tv di stato di Damasco, citando fonti della sicurezza, ha affermato che ad eseguire l’”attentato kamikaze” è stata una guardia del corpo che lavora per l’entourage del presidente Bashar al-Assad. Fonti dell’opposizione avevano parlato invece di un attentato eseguito con un ordigno piazzato all’interno dell’ufficio dove era in corso una riunione dei vertici della sicurezza fedeli al regime siriano.

Qualche ora dopo una forte esplosione ha interessato una caserma dell’esercito siriano a Damasco. Secondo quanto riferisce ‘al-Jazeera’ è stata colpita la sede del quarto battaglione dell’esercito. Il ministro dell’Informazione siriano, Omran Zoebi, ha però smentito la notizia.

Intanto le truppe fedeli al regime siriano di Bashar al-Assad si sarebbero ritirate dal quartiere di Midan, nella periferia di Damasco, dove da giorni combattono con le milizie dell’opposizione. Lo ha annunciato Abu Bakr, capo della brigata Abu Omar che fa capo all’Esercito siriano libero, alla tv satellitare ‘al-Arabiya’. I soldati di Assad avrebbero anche abbandonato in strada alcuni mezzi militari.

Alla luce dell’attentato si terrà domenica una riunione straordinaria della Lega Araba a Doha, in Qatar. Annunciandola il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, citato dal sito web del quotidiano ‘al-Masry al-Youm’, ha detto che la riunione si terrà a livello di ministri degli Esteri e si terrà subito dopo quella, già in programma da tempo, della commissione pan-araba sulla Siria.

E a poche ore dal voto sulla bozza di risoluzione per la Siria proposta dai Paesi occidentali, che minaccia nuove e più dure sanzioni contro il regime di Damasco, l’inviato dell’Onu e la Lega Araba Kofi Annan ha chiesto il rinvio del voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che era previsto per ieri.

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