Liberato 27enne italiano Di Biase

CARACAS – L’italo-venezuelano Giovanni Di Biase Calderón, 27 anni, è stato liberato dai suoi sequestratori verso le 4 di ieri mattina, dopo quasi un mese di prigionia. Il giovane commerciante, rapito il 22 giugno scorso da quattro soggetti armati durante una festa di compleanno in casa dei genitori a Ciudad Bolívar, è stato lasciato nel settore El Amparo dello stato Anzoátegui, nel centro del Paese.

La familia della vittima è proprietaria di una impresa di trasporti nella città di Puerto Ordaz ma, spiegava poco dopo il rapimento il segretario di ‘Seguridad Ciudadana Regional’ dello stato Bolívar, Julio Fuentes Manzulli, “non si tratta di una famiglia particolarmente ricca”.

Doménico Yula, padrino della vittima, ha reso noto che durante il sequestro i rapitori avevano dimostrato circa sette volte che il giovane era ancora in vita e per la sua liberazione avevano chiesto la somma di 5 milioni di BsF.
– Loro chiamavano me. Mi hanno chiesto 5 milioni. Non abbiamo mai pagato e Giovanni è stato liberato – ha dichiarato Yula.

L’uomo ha poi spiegato che il ragazzo “non è mai stato maltrattato dai sequestratori”, i quali “gli davano pasta con sardine due volte al giorno. Il medico forense ha dichiarato che fisicamente sta bene, ma ci si può immaginare come si sente psicologicamente una persona che è stata sequestrata per quasi un mese”.

Il Segretario generale della polizia scientifica Cicpc, Ramón Maldonado ha spiegato che la liberazione di Giovanni Di Biase si deve alla pressione esercitata dalla Unità Antiestorsione e Sequestri del CICPC e del GAES della Guardia Nazionale degli stati Anzoátegui e Bolívar. Lo stesso Doménico Yula ha ringraziato gli oprganismi poliziali per aver risolto il caso.

La polizia ha identificato due membri della banda delittiva, che si presume sia composta da 6-8 persone, tutte di nazionalità venezuelana. Nessuno è ancora stato arrestato. È stata però fonte di scandalo la morte di Luis Alfredo Marval Piñeda, 38 anni, deceduto mentre era detenuto nella sede della polizia scientifica perché indagato nel caso del sequestro Di Biase. Anche se l’autopsia parla di infarto, si sta cercando di capire la causa dell’arresto cardiaco. Sul corpo del presunto delinquente, infatti, trasportato in ospedale dagli agenti, sono stati rinvenuti diversi ematomi al petto, alla schiena e ai polsi. Si cerca di capire se l’indagato sia stato vittima di torture da parte degli agenti, inflitte con l’obiettivo di estorcere informazioni relative al sequestro del giovane italiano.

Durante quest’ultimo mese, diverse fonti affermavano che la famiglia Di Biase si negava a cooperare con la polizia e che fosse stato pagato un riscatto milionario, mai arrivato però nelle mani dei sequestratori.