Eurozona, attacco all’euro. Spread oltre 500 punti

BRUXELLES  – Lo spread dei titoli decennali italiani si impenna e chiude a 516 punti base, con la Spagna che viaggia a 632. I Btp a dieci anni offrono un rendimento del 6,3375%. L’euro tenta il recupero e risale a quota 1,21 dollari, dopo aver rivisto i minimi da due anni scendendo fino a 1,2082 dollari. La moneta europea oscilla ora a 1,2105 dollari.

Chiusura negativa per Piazza Affari. Il Ftse Mib ha ceduto il 2,76% a 12.706 punti.

Piazza Affari (Ftse Mib -2,76% a 12.706 punti) ce l’ha fatta a chiudere meglio di Francoforte (-3,03%) e appena dietro a Parigi (-2,62%), ma non è riuscita a sorpassare Madrid (-1,1%) con cui nel corso della seduta ha condiviso un calo giunto fino al 5%. Vivaci gli scambi, per oltre 2,17 miliardi di euro di controvalore, in linea con quelli di venerdì scorso. Il listino milanese ha risentito per gran parte della seduta del timore di un contagio dalla Spagna, poi la decisione della Consob e dell’Autorità iberica di bloccare le vendite allo scoperto ha arginato le perdite, in particolare a Madrid, dove é stato deciso uno stop di 3 mesi, a fronte delle 5 sedute di fermo previste per Piazza Affari.

Gli interventi chiesti  da Mario Monti – l’aumento delle risorse a disposizione del fondo salva-Stati e l’attribuzione di una licenza bancaria all’Esm – sono solo due delle ‘armi’ necessarie per combattere la crisi di cui finora l’Eurozona o non é riuscita a dotarsi o lo ha fatto in maniera insufficiente. E questo nonostante le molte buone intenzioni espresse dai leader Ue in occasione dei tanti vertici che si sono succeduti da quando, a fine 2009 e a causa della Grecia, è esplosa la crisi dei debiti sovrani.

– SCUDO anti-spread. Per calmierare i rendimenti dei titoli pubblici dei Paesi sotto attacco i fondi salva-Stati Efsf e Esm possono teoricamente già intervenire acquistandoli sia al momento dell’emissione (mercato primario) che sul mercato secondario. E’ quanto hanno chiesto Italia e Spagna all’ultimo vertice, ottenendo un risultato che però finora non si è tradotto in alcuna azione pratica anche per le resistenze più o meno esplicite di Berlino, Helsinki e L’Aja. C’è poi il problema della scarsità delle risorse a diposizione.

– POTENZIAMENTO Fondo Salva-Stati. La soluzione trovata dai ministri delle Finanze la scorsa primavera – sommare le restanti risorse dell’Efsf (creato nel maggio 2010 con una potenza di fuoco di 440 miliardi) con i 500 miliardi del nuovo Esm che doveva nascere il primo luglio – si è arenata sulle secche di Karlsruhe, dove ha sede la Corte Costituzionale tedesca che pronuncerà il suo verdetto solo il 12 settembre. Intanto, si valuta l’ipotesi di concedere al fondo una licenza bancaria che gli consentirebbe di appoggiarsi alla Bce.

– EUROBOND. Fin dall’inizio della crisi in tanti hanno sostenuto che la condivisione del debito tra i Paesi euro, o almeno di una parte di esso, sarebbe stato l’unico modo per ridare stabilità all’eurozona. La Germania di Angela Markel, sostenuta da Olanda e Finlandia, si è sempre opposta con granitica determinazione.

– VIGILANZA única Ue su banche. A giugno i leader Ue hanno deciso di affidarla alla Bce per eliminare un’importante causa dell’incertezza che domina sui mercati. Ma la speculazione viaggia a una velocità ben superiore a quella delle istituzioni Ue che hanno previsto la realizzazione di questo nuovo sistema solo a fine anno insieme alla nascita di un sistema unico di garanzia sui depositi bancari che eviti fughe di capitali all’interno dell’eurozona.

– BCE garante di ultima istanza. Fino a quando non ci sarà anche una vera unione di bilancio tra i Paesi dell’Eurozona, Berlino non vuole neanche sentirne parlare. Ma sarebbe un altro modo molto efficace per dire ai mercati che gli Stati euro non possono fallire e riportare un po’ di stabilità.

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