Torna asse Pdl-Lega: “Ok presidenzialismo” Pd e Idv abbandonano l’Aula

Pubblicato il 24 luglio 2012 da redazione

ROMA – L’Aula di palazzo Madama conclude l’esame degli emendamenti al ddl per le riforme costituzionali tra mille polemiche, l’Aventino di Pd e Idv ed alcuni ‘pasticci’, come la messa al voto di un articolo già decaduto sul Senato federale. Così, mentre i leader della maggioranza si presenteranno oggi a palazzo Chigi, convocati da Monti, per fare il punto sul futuro della legislatura, a Palazzo Madama c’è lo strappo : il Pd, insieme all’Idv, abbandona l’Aula per protesta accusando il centrodestra di voler fare solo ‘’campagna elettorale’’; Lega e Pdl rinsaldano l’asse votandosi da soli la norma sul presidenzialismo, subito definita dal capogruppo piediellino Maurizio Gasparri ‘’un voto storico’’.

– E invece è un testo che non avrà alcuna sorte – ribatte il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. Ed e’ ‘’inaccettabile’’ che al Senato si faccia perdere ‘’inutilmente tempo con i problemi che ha il Paese’’, commenta il capogruppo Idv Felice Belisario.

Il clima, già caldo, diventa incandescente con il ‘’pasticcio’’ della votazione dell’articolo 12: la norma che prevede l’istituzione di una ‘Commissione paritetica per le questioni regionali’. L’organismo parlamentare, eredità del testo ‘ABC’ poi superato dall’accordo Lega-Pdl, non ha più alcuna ragione d’essere e si deve considerare ‘’di fatto decaduto’’, come commenta subito il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello. Con l’introduzione del Senato federale, infatti, la Commissione diventa ‘superflua’, se non ‘’contraddittoria’’. Ma viene messa comunque in votazione. E passa.

– Io non potevo fare altro – spiega il vicepresidente di turno Vannino Chiti – l’articolo andava votato. Poi sarebbe toccato a loro respingerlo…

E invece l’articolo 12 riceve l’ok, per alzata di mano, dei senatori di Lega e Pdl. Mettendo ‘’a rischio il Senato federale’’, come si commenta nel Carroccio nell’immediatezza del voto. Risultato: nel ddl riforme ci sono ben due diverse istituzioni ‘federali, il Senato e la ‘Commissione paritetica’. Quest’ultima senza competenze. Dopo l’iniziale sconcerto per la notizia, subito pubblicata dalle agenzie, il leghista Roberto Calderoli chiede immediatamente la correzione formale del testo anche perchè, nel frattempo, viene considerato ‘decaduto’ un altro articolo: il 13, quello che indica nel dettaglio istituzione e ruolo della ‘Commissione’. Ma alla correzione formale del testo si oppone il segretario dell’Api Francesco Rutelli:

– Non è certo materia per una correzione formale, la seduta va sospesa per decidere il da farsi.

Il ‘’pasticcio’’ o ‘’l’errore marchiano’’, come definisce il voto Rutelli, merita una ‘’risposta più seria’’. Così Calderoli ‘’corregge’’ il tiro e dice che poi ‘’in fondo’’ le due istituzioni ‘’non sono assolutamente incompatibili’’ e che non è vero: il Senato federale non corre ‘’alcun rischio’’. Ora toccherà al presidente del Senato Renato Schifani, subito interpellato da Chiti, decidere il da farsi: correzione formale o ‘’una legge ad hoc’’ come ad un certo punto ipotizza Quagliariello, per dare alla Commissione ruoli veri e mansioni?

Il nodo, si aggiunge nel Pdl, dovrà essere sciolto ‘’prima delle dichiarazioni di voto’’. Non solo per ‘’chiarezza’’, ma anche perchè è prevista la diretta tv. E sul voto finale anche Pd e Idv saranno in Aula. Nell’attesa, il segretario del Pdl Angelino Alfano, commentando il voto sul federalismo non ha dubbi:

– Abbiamo già vinto senza di loro e se il Pd aggiunge i suoi voti non si celebra neanche il referendum.

E anche il segretario Pd, Bersani, e’ piuttosto ‘tranchant’.

– Sono irritato, quella di Pdl e Lega è solo propaganda – osserva. Intanto sulla legge elettorale è ancora stallo. Anche su questo non c’è accordo.

Ecco il semipresidenzialismo targato Pdl-Lega
ROMA – Il presidente della Repubblica è il Capo dello Stato. Rappresenta l’unità della Nazione e ne garantisce l’indipendenza. Vigila sul rispetto della Costituzione. Assicura il rispetto di trattati e obblighi internazionali. Rappresenta l’Italia all’estero. E’ eletto a suffragio universale e diretto da tutti i cittadini maggiorenni. E’ questa, in sostanza, la prima modifica scritta dal Pdl al testo ‘ABC’ delle riforme costituzionali approvata dal Senato con i voti di Lega, Pdl e ‘CN’. Mentre Pd, Idv e Radicali non hanno preso parte al voto.

Il pacchetto di emendamenti, appena licenziati dall’Assemblea di palazzo Madama, che porta la firma dei vertici del gruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, introduce nell’ordinamento italiano la figura del semipresidenzialismo. Queste, in sostanza, le novità:

– art.84 Costituzione – Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto i 40 anni e goda di diritti politici e civili. L’ufficio è incompatibile con qualsiasi altra carica e attività pubblica o privata. Ma sarà la legge a fissare situazioni di ineleggibilità e incompatibilità e la sua dotazione.

– art. 85 Costituzione – Il Capo dello Stato è eletto per 5 anni e può essere rieletto una sola volta. E tocca al presidente del Senato indire le elezioni, tra i 60 e i 30 giorni dalla scadenza del mandato al Quirinale. Le candidature sono presentate da un gruppo parlamentare o da 200.000 elettori, o da deputati e senatori, europarlamentari, consiglieri regionali, presidenti di Giunte regionali e sindaci. I finanziamenti e le spese per la campagna elettorale, nonchè la partecipazione alle trasmissioni radiotv, sono regolati dalla legge per assicurare parità di condizioni tra i candidati. Se nessuno ottiene la maggioranza, entro 14 giorni si va al ballottaggio.

Il Presidente della Repubblica assume le funzioni l’ultimo giorno del mandato di quello uscente. In caso di elezione per vacanza della carica, il Presidente assume le funzioni entro il settimo giorno dalla proclamazione dei risultati elettorali.
– art. 86 Costituzione – In caso di impedimento permanente, morte o dimissioni del Presidente della Repubblica, il numero uno di Palazzo Madama indice entro 10 giorni l’elezione del nuovo Capo dello Stato. E questa avviene tra i 60 e i 90 giorni.

– art. 87 Costituzione – Il presidente presiede il Consiglio Supremo per la politica estera e la difesa e ha il comando delle Forze armate; dichiara lo stato di guerra deciso dalle Camere.

– art. 88 Costituzione – Il Presidente della Repubblica può, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Se la scadenza di queste cade nell’ultimo semestre del mandato, la loro durata è prorogata. Le elezioni delle nuove Camere si svolgono entro due mesi dall’elezione del Presidente della Repubblica. Lo scioglimento del Parlamento non può essere esercitato durante i 12 mesi che seguono le elezioni delle Camere.

– art. 89 Costituzione – Gli atti del presidente adottati su proposta del Primo ministro o dei ministri sono controfirmati dal proponente, che ne assume la responsabilità. Non sono sottoposti a controfirma la nomina del Primo ministro; l’indizione delle elezioni delle Camere e il loro scioglimento; l’indizione dei referendum; rinvio e promulgazione delle leggi; invio dei messaggi alle Camere; le nomine attribuite al Presidente della Repubblica.

– art. 104 Costituzione – Il Csm non sarà più presieduto dal Capo dello Stato, ma dal primo presidente della Corte di Cassazione. E ne farà parte anche il procuratore Generale della Suprema Corte.

 

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